Autore: Giacomo Mazzarella

pensione di reversibilità

Pensione di reversibilità anche all’ex coniuge, ma conta l’importo del mantenimento

Uno dei casi più spinosi è la pensione di reversibilità all’ex coniuge.

Quando muore un pensionato, la sua pensione può passare ai suoi eredi attraverso l’istituto della pensione di reversibilità. Il passaggio della pensione tramite la reversibilità può riguardare i coniugi e in alcuni casi, i figli, i genitori e altri parenti come previsto da normativa vigente ed Inps.

Sui coniugi va detto che la reversibilità in base alle norme generali, può toccare anche all’ex coniuge. Ma su questo aspetto bisogna ricordare che molto dipende dal cosiddetto mantenimento, cioè dall’assegno divorzile. E spesso l’assegno divorzile è un fattore determinante nello escludere l’ex coniuge dalla reversibilità.

Reversibilità, quanto conta l’assegno divorzile

L’ex coniuge, se il deceduto ha contratto nuovo matrimonio, ha diritto ad una quota della reversibilità, in base alla durata dei due matrimoni e in genere in quota come deciso da un giudice.

Questa è più o meno la regola che riguarda il non raro caso di un de cuius che in vita ha avuto più di un coniuge. Il coniuge divorziato però, ha diritto alla reversibilità solo se la sentenza di divorzio ha stabilito un assegno dovuto al coniuge più debole nel rapporto matrimoniale.

In buona sostanza, se la moglie ha diritto, durante la vita di entrambi, a ricevere l’assegno divorzile, che la maggior parte delle persone chiamano assegno di mantenimento, avrà diritto anche alla pensione di reversibilità, come dicevamo, in quota con il nuovo coniuge se questo esiste.

Assegno divorzile basso, niente pensione di reversibilità

In questo scenario normativo e di prassi che abbiamo provveduto ad illustrare, si inserisce una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha di fatto dato ragione all’Inps che ha negato la pensione di reversibilità ad un soggetto che percepiva durante la vita del deceduto, un assegno divorzile di irrisorio importo.

La sentenza è stata motivata dal fatto che come ha interpretato l’Inps nel respingere la richiesta di pensione di reversibilità di una donna, se quest’ultima in vita dell’ex marito, non aveva bisogno di un grande assegno di mantenimento per tirare avanti, questa situazione non può essere diversa dopo la morte del coniuge.

In pratica, questa donna secondo gli ermellini, non aveva bisogno per andare avanti, della pensione di reversibilità.

L’assegno divorzile nasce per consentire alla parte debole di una unione matrimoniale che si interrompe, di avere un contributo economico tale da poter continuare ad avere una vita dignitosa. E nella fattispecie in questione, se alla donna non spettava, in base alla sentenza del giudice che ha decretato legalmente il divorzio, un assegno divorzile cospicuo, ma uno prettamente simbolico, ciò significa che viene meno il lato del sostentamento economico che è alla base dell’assegno.

La Cassazione nel caso in questione ha dato ragione all’Inps sovvertendo quello che avevano deciso il Tribunale ordinario e la Corte di Appello che avevano dato ragione alla signora, sancendo il suo diritto alla reversibilità nonostante ricevesse dall’ex coniuge solo un dollaro di assegno divorzile (il divorzio lo ha decretato un Tribunale americano).