Autore: Guido Michelini

Pensione

Pensione con RITA: come funziona la quiescenza con la rendita?

La guida alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, le cose da sapere.

In materia previdenziale, con il nome di RITA si intende la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata. Si tratta di una misura previdenziale nata con la manovra finanziaria del 2018. RITA nasce con l’obiettivo di favorire l’uscita dal mondo del Lavoro con maggiore flessibilità. Vediamo come funziona questa misura di previdenza complementare che può interessare un nutrito gruppo di contribuenti.

Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, la RITA, in cosa consiste?

La RITA è una misura di previdenza complementare ma anche di anticipo pensionistico ed è piuttosto particolare da capire. Cos’è, come funziona e come è possibile accedere alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata è un quesito comune a molti lavoratori, costantemente alla ricerca di soluzioni e vie per anticipare la pensione. In linea generale possiamo definire la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, una «erogazione frazionata di un capitale il cui importo è a totale discrezione dell’aderente al fondo pensione».

In altri termini, tutto lasciato alla libera scelta dell’aderente al Fondo, che è colui che versa contribuzione e che può decidere di richiedere una parte o tutto il montante accumulati, a rate o tramite la soluzione unica.

RITA e pensioni classiche, come si lega?

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, non si collega alle misure e ai versamenti tipici della previdenza obbligatoria, se non per quanti riguarda i requisiti di accesso. Chi versa al fondo può liberamente scegliere quale quota di capitale richiedere e quante rate dividere il montante richiesto (la periodicità delle rate non può superare i tre mesi).

RITA, la platea dei beneficiari

Non ci sono impedimenti particolari dal punto di vista normativo per l’accesso alla RITA. La misura è aperta infatti a tutti i lavoratori, tanto del settore privato che di quello statale. Il fattore determinante è che questi lavoratori abbiano aderito a piani pensionistici o fondi pensione della previdenza complementare.

RITA, i requisiti richiesti

Entrando nel dettaglio tecnico della misura la RITA prevede alcuni requisiti ben precisi e specifici. In estrema sintesi questi requisiti sono:

  • Cessazione dell’attività lavorativa;
  • Essere a massimo cinque anni dall’accesso alla pensione di vecchiaia;
  • Avere almeno 20 anni di contribuzione nel regime obbligatorio di appartenenza;
  • Avere almeno 5 anni di iscrizione e versamenti alle forme pensionistiche complementari.

Validi anche questi secondi requisiti, alternativi ai precedenti e cioè:

  • Essere inoccupati da più di due anni;
  • Trovarsi a massimo 10 anni di distanza dalla pensione di vecchiaia;
  • Avere almeno 5 anni di iscrizione e versamenti alle forme pensionistiche complementari.

I requisiti prima descritti per l’accesso alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata non prevedono particolari modalità di documentazione che ne attesti il possesso. Infatti basta l’estratto conto dei contributi Inps e non serve alcuna attestazione o certificazione da parte dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Tra l’altro mi fondi di previdenza complementare sono soliti accettare anche autocertificazioni e dichiarazioni sostitutive da parte degli interessati, con l’unico vincolo di prendere l’impegno nella auto dichiarazione, di fornire a richiesta eventuali documenti aggiuntivi.

Una anticipata da usare con cautela

Ricapitolando, con la RITA si può anticipare la pensione integrativa anche 5 o 10 anni prima dell’età pensionabile nel regime obbligatorio di appartenenza in caso di cessazione dell’attività lavorativa.

Si tratta di una forma di anticipo che però mette a rischio la pensione di scorta, che poi è il motivo per cui si opta anche per il regime complementare. Non ci vogliono particolari alchimie per capire che se si tocca il montante accumulato nel fondo integrativo di scorta, anche solo in parte, si va a compromettere la rendita.

In pratica, la pensione complementare che avrebbe dovuto dare ossigeno al pensionato, che per via delle tante riforme previdenziali del sistema, rischia di prendere pensioni piuttosto basse, rischia di essere compromessa se si opta per l’anticipo.

RITA, alcuni chiarimenti tecnici

In caso di morte dell’iscritto al Fondo e durante la fase di erogazione della RITA, il residuo può passare agli eredi del defunto., se questo non ha precisato eventuali beneficiari specifici.

Sul rateo in erogazione della RITA poi, valgono le medesime regole in vigore per le pensioni classiche della previdenza obbligatoria, quindi quelle specifiche per la cedibilità, la sequestrabilità e la pignorabilità. L’erogazione della RITA può essere revocata e sulla parte eccedente la Rendita è comunque possibile chiedere anticipazioni e riscatti e usufruire della ulteriore rendita al momento della maturazione dei requisiti pensionistici ordinari.