Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensione: completare 62 anni di età e 38 di contributi è fondamentale nel 2021, ecco perché

Pensione nel 2021, perché serve arrivare a 38 anni di contributi entro fine anno.

Il 2021 per le pensioni sarà un anno determinante perché molte misure scadranno come funzionamento proprio nel 2021. Sarà l’ultimo anno di funzionamento di quota 100 per esempio, perché la misura è nata come sperimentale e di durata triennale. E sarà l’ultimo anno dell’Ape sociale e di Opzione donna, le due misure appena prorogate per tutto il 2021 dalla legge di Bilancio che sta per essere ultimata dal governo.

Nel 2022 gioco forza, qualcosa nel sistema previdenziale deve cambiare, non fosse altro perché c’è da evitare lo scalone di quota 100. Completare il diritto ad una misura previdenziale nel 2021 però assume importanza anche per gli anni futuri.

La riforma 2022

Lo scalone di quota 100 e il superamento, definitivo, della Riforma Fornero, saranno le cause che spingeranno il legislatore a organizzare la riforma delle pensioni l’anno venturo. Questa la speranza di tutti i lavoratori che chiedono flessibilità in uscita e misure di pensionamento meno draconiane di quelle che attualmente sono in vigore.

Quota 100 poi, rischia seriamente di lasciare il campo a uno scalone di 5 anni tra coloro che saranno gli ultimi beneficiari di quota 100 ed i primi esclusi, cioè tra chi riuscirà a completare almeno 62 anni di età e 38 di contributi entro la fine del 2021 e chi invece non c’è la farà.

Per questo, i nati a partire dal 1959 potrebbero trovare particolarmente conveniente arrivare a 38 anni di contributi nel 2021, in modo tale da maturare la quota 100 anche restando al lavoro e non necessariamente accedere alla pensione.

Tutta questione di cristallizzazione del requisito

A meno che non sopraggiungano norme e leggi che operino in maniera radicale e retroattive, eventualità che in materia previdenziale mai è stata presa in considerazione dai legislatori, la maturazione del diritto ad una misura pensionistica non viene meno con la cancellazione della misura stessa dal nostro ordinamento.

In pratica, se un lavoratore completa i requisiti per avere accesso ad un trattamento pensionistico anche non sfruttando nell’immediato il diritto alla pensione, non lo perde nemmeno se la misura viene cancellata.

Si chiama cristallizzazione del diritto ed è quello che accadrà per la quota 100. Ed è questo il motivo che rende, per chi è nato nel 1959 (ma anche per chi è nato prima), necessario completare i 38 anni di contribuzione entro la fine del 2021.

Una volta che questi lavoratori hanno raggiunto tale soglia di contributi nel 2021, acquisiranno il diritto alla pensione anche per gli anni successivi, rimanendo liberi di scegliere quando uscire anche l’anno successivo o negli anni a seguire dal lavoro, a prescindere da eventuali riforme di pensione e nuove misure che come sembra, saranno, nelle migliori delle ipotesi, meno convenienti in termini di uscita dal lavoro rispetto alla quota 100.