Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensione avvocati: la riforma della cassa forense, cosa cambia?

Come cambieranno le pensioni con la riforma che riguarderà gli avvocati.

Si discute sulla riforma della cassa forense e sarebbe una autentica rivoluzione. Un cambiamento che il Corriere della Sera in un suo articolo giudica epocale. La riforma del sistema previdenziale che riguarda gli avvocati è in fase di studio con la valutazione delle varie soluzioni che sono state date ad una commissione ad hoc creata proprio a questo scopo. 

Tra i vari scenari il contributivo puro

La commissione di studio che come sottolinea il Corriere della Sera, è quella incaricata di valutare e ipotizzare possibili riforme al sistema previdenziale, tra le varie ipotesi sta verificando quella che porta al contributivo puro. Al riguardo va sottolineata la posizione dell’Associazione nazionale forense.

«È sotto gli occhi di tutti che l’emergenza sanitaria in atto, con le correlate difficoltà economiche ha acuito le criticità che caratterizzano l’organizzazione della professione e ha reso inevitabile la necessità di intervenire sull’ordinamento forense, sulla capacità di produrre reddito, sugli aspetti previdenziali e assistenziali. Non a caso, il riconoscimento del reddito di ultima istanza, e il ristoro di quota parte del canone di locazione degli studi professionali, hanno dovuto fare i conti con le numerose incertezze e zone grigie legate all’effettivo esercizio della professione, agli oneri dichiarativi degli iscritti, alle possibilità di controllo delle singole posizioni, all’incompatibilità della professione con l’esercizio di altre attività lavorative», questo un comunicato dell’Associazione. 

La crisi del settore è evidente

Il settore degli avvocati è in piena crisi, ed ha colpito forte per via del Covid, un settore già in emergenza prima della pandemia. Per l’anno di imposta 2018 infatti, i dati fiscali erano allarmanti anche prima del Covid. Secondo il polare quotidiano 19.800 avvocati non hanno inviato il modello per la dichiarazione dei redditi, 15.600 hanno prodotto una dichiarazione con reddito zero, 58.100 hanno dichiarato redditi entro 10.300 euro. Poco più della metà, circa 110mila, sono invece gli avvocati che hanno dichiarato tra 10.301 e 50.050 euro di reddito. 

 «Questi dati già incidono negativamente sul sistema attuale e non poche difficoltà hanno causato all’attuazione delle misure adottate nel periodo della prima emergenza sanitaria, con relativo lockdown, e adottate da Cassa forense. Pertanto, proprio in ragione dell’eccezionalità delle condizioni che stiamo vivendo, tanto il sistema attuale, che richiede necessari correttivi, quanto un epocale passaggio a un sistema nuovo e diverso che Cassa forense sta valutando, necessitano innanzitutto di un confronto sulle norme che oggi disciplinano la professione", questo il commento proveniente dall’Associazione.

«Non sfugge a nessuno che le scelte che verranno adottate nel prossimo futuro sul doppio binario previdenziale o sul passaggio al contributivo tout court o, ancora, su altre ipotesi di studio, non sono politicamente neutrali, né possono essere oggetto di mere valutazioni amministrative o contabili. Si tratta di decisioni che incidono profondamente, sul futuro della professione e delle pensioni degli iscritti. Sono scelte di campo per le quali un momento di confronto fra cassa forense e i suoi iscritti e le componenti istituzionali e associative dell’avvocatura, pur tra mille difficoltà, è necessario», questo ciò che il segretario dell’Associazione nazionale forense ha detto, preoccupato per l’assenza di confronto su una riforma che come detto in premessa, potrebbe essere epocale.