Autore: B.A

Pensione

Pensione anticipata: quota 98 lavori gravosi e quota 101 per gli altri, nuove ipotesi in pista

Continuano a susseguirsi ipotesi per il dopo quota 100, l’età resterebbe a 62 anni

Che serva flessibilità nel sistema previdenziale italiano è una cosa risaputa. D’altronde si va sempre più verso un sistema ad unico metodo di calcolo degli assegni, cioè il contributivo. Ed i sistemi pensionistici di mezzo Mondo, basati sul metodo contributivo, prevedono flessibilità. Se più si lavora più si prende di pensione, allora è necessario lasciare al lavoratore la scelta di quando uscire. Questo il principio della flessibilità. Ed è così che nasce una nuova ipotesi di riforma, con due linee di uscita una a quota 98 ed una a quota 101.

Il post quota 100 con quota 98 e quota 101

I sindacati che siedono al tavolo della trattativa con il governo, da tempo chiedono di introdurre una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni. Si tratta tra l’altro, della età pensionabile prevista per quota 100.

Quest’ultima misura, resterà in vigore fino alla fine dell’anno 2021, lasciando uno scalone di 5 anni per esempio, tra chi è nato nel 1959, ultimi 62enni a poter sfruttare la quota 100 (62 anni nel 2021) e chi invece è nato nel 1960, i primi esclusi (62 anni nel 2022). Per i secondi infatti, senza interventi previdenziali, non resterebbe che aspettare i 67 anni per la pensione di vecchiaia della riforma Fornero.

E se le istanze delle parti sociali verranno accettate, con la pensione con età minima di uscita a 62 anni, prendono corpo alcune vie per addolcire l’impatto sui conti pubblici. Si pensa a due vie differenti di uscita dai 62 anni di età, una per i lavoratori gravosi e un altra per le generalità degli altri lavoratori.
Per i gravosi si pensa ad una quota 98 mentre per gli altri una quota 101.

Come funzionerebbero quota 98 e quota 101

Come dicevamo, quota 100 sarà appannaggio solo di chi raggiunge i 62 anni di età e i 38 anni di contributi, entro il 31 dicembre 2021. Poi tutto potrebbe cambiare, con o senza riforma. Nel primo caso, la pensione tornerebbe a 67 anni di età e almeno 20 di contributi, cioè la pensione di vecchiaia, con soglie fisse quindi e senza alcuna forma di flessibilità.

Nel secondo caso i lavoratori alle prese con una delle 15 attività di lavoro gravoso, le stesse dei beneficiari di quota 41 e Ape sociale, e forse qualcuna in più (si discute da tempo se estendere le categorie di lavoro gravoso ad altre attività), potrebbero avere una quota 98. Per chi svolge una attività considerata logorante, si potrebbe materializzare quindi l’uscita a 62+36, con età pensionabile pari alla quota 100 e 36 anni di contributi anziché i 38 sempre di quota 100.

Per chi li altri ci sarebbe un peggioramento rispetto alla quota 100, perché l’età pensionabile salirebbe a 64 anni, mentre i contributi a versare scenderebbero a 37. Sarebbe quindi quota 101, con lo scalone di cinque anni evitato, e con solo due anni in più di attesa rispetto alla quota 100.

E per tutti nessuna penalizzazione di assegno verrebbe prevista. Parliamo naturalmente di ipotesi, perché con i prossimi appuntamenti della piattaforma di discussione tra governo e parti sociali, si capirà meglio l’indirizzo che prenderà questa tanto attesa riforma delle pensioni.