Pensione anticipata: quanto bastano pochi anni di contribuzione

Non sempre occorrono carriere lunghe e continue per avere accesso alla pensione prima di compiere l’età pensionabile classica a 67 anni.

La pensione anticipata ordinaria è una delle due misure pilastro del sistema. L’altra naturalmente è la pensione di vecchiaia ordinaria. La prima ha come unico requisito l’età contributiva.

La seconda invece oltre ad un determinato numero di anni di contributi, necessita di una determinata età anagrafica già compiuta. Nell’immaginario collettivo, il sistema pensionistico italiano è reputato come uno dei più duri in materia di pensione anticipata.

Oltre ad una età pensionabile piuttosto elevata, cioè 67 anni o per qualcuno addirittura 71 anni, molte misure di pensionamento anticipato prevedono carriere lavorative lunghissime e difficilmente centrabili. Ma non sempre è così, perché esistono misure che permettono di raggiungere una pensione anticipata anche se non si hanno carriere lunghe.

Le pensioni distaccate dall’età, servono carriere lunghissime

Naturalmente se il discorso riguarda le misure distaccate dai limiti di età, il totale dei contributi utili alla quiescenza non è mai inferiore a 40 anni, anzi, è parecchio superiore a questa soglia. La pensione anticipata ordinaria si completa una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, mentre servono 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Servono invece ben 41 anni di contributi (ed una lunga serie di altri requisiti) per l’omonima quota. Quota 41 non fa differenze tra donne e uomini e per tutti i beneficiari (e non sono molti visto che serve essere precoce, disoccupato, alle prese coi lavori gravosi e così via) l’uscita è fissata una volta raggiunti i 41 anni di versamenti.

Le anticipate per chi ha carriere corte esistono, ecco le misure

Le pensioni anticipate ordinarie non fanno distinzione nemmeno sulla anzianità di carriera, perché possono essere centrate anche da chi non ha versamenti antecedenti il 1996.

Naturalmente per questi soggetti, chiamati contributivi puri (hanno il primo versamento successivo all’entrata in vigore del sistema contributivo con la riforma Dini), la pensione è ancora lontana, e nella migliore delle ipotesi la centreranno nel 2038 le donne e nel 2039 gli uomini (una volta completati 42,10 o 41,10 anni di contributi), sempre che si lavori continuativamente per tutti questi anni e sempre che non intervengano cambiamenti nei requisiti.

Esistono però misure che consentono l’anticipo rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia, ma senza necessariamente avere carriere lavorative di diversi decenni.

La pensione anticipata contributiva

Per chi ha una carriera iniziata dopo il 31 dicembre 1995 infatti, c’è la pensione anticipata contributiva. Il suo nome la dice lunga sul tipo di pensione che è sulla platea dei soggetti a cui è destinata. Ma si tratta di una misura che permette di anticipare l’uscita già a 64 anni e con solo 20 anni di contributi versati.

Si chiama pensione anticipata contributiva e quindi è calcolata tutta sul montante dei contributi, con il penalizzante sistema contributivo appunto. E poi è destinata esclusivamente ai contributivi puri prima citati (i senza carriera prima del 1996).

La pensione anticipata contributiva può essere raggiunta quindi con almeno 64 anni di età, con almeno 20 anni di versamenti effettivi, con il primo contributo versato a partire dal 1° gennaio 1996 e con un assegno liquidato superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè più o meno 1.290 euro al mese, dal momento che l’assegno sociale oggi è poco più alto di 460 euro al mese.