Pensione anticipata fino a 5 anni: ecco il piano del ministro Brunetta

Il ministro Brunetta lancia l’ipotesi di pensione anticipata per facilitare il ricambio generazionale nel settore della Pubblica Amministrazione.

Arrivano importanti novità per quanto riguarda il tema pensioni. Si tratta dell’ipotesi di una nuova riforma, annunciata dal ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Parliamo di un programma del tutto nuovo che andrà a modificare contratti, assunzioni e riforme.

Il nuovo ministro incaricato ha messo in chiaro quali dovrebbero essere le categorie da rinforzare nella PA, attraverso la semplificazione dei processi e un grande investimento nel capitale umano. Tra gli argomenti trattati rientrerà anche il tema pensioni, più precisamente, le pensioni del pubblico impiego.

Sono tante le novità che sono inserite nel nuovo accordo firmato dal premier Mario Draghi e dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, insieme ai segretari della Cgil, Cisl e Uil, in particolare, ci sarà il rinnovo del contratto (con 107 euro in più in busta paga); l’individuazione, per via contrattuale, di un settore appartenente al lavoro agile quale lo smart working e il riconoscimento della pensione anticipata per i dipendenti statali e per quelli che fanno parte della pubblica amministrazione.

Il neoministro ha sottolineato che, spesso, vengono dimenticate tutte quelle categorie di lavoratori di fondamentale importanza che fanno parte della PA, come medici, infermieri, docenti e magistrati, e che, pertanto, necessitano di essere aiutate.

Pensione anticipata, l’ipotesi di Brunetta: uno scivolo fino a 5 anni per agevolare il ricambio generazionale

Come viene anche spiegato dal portale “Qui Finanza”, il piano si è reso necessario dallo scarso ricambio generazionale che si evidenzia nella Pubblica amministrazione. In buona sostanza, tra qualche anno, potremmo ritrovarci con un numero di pensionati ex dipendenti pubblici molto più alto rispetto ai dipendenti pubblici attivi e, per questo motivo, si è pensato all’ipotesi di una riforma che possa garantire una sorta di “scivolo” agevolato per i dipendenti statali prossimi alla pensione.

Si calcola che l’età media dei dipendenti pubblici sia intorno ai 50/ 60 anni mentre solo il 2,9% dei dipendenti ha un’età inferiore ai 30 anni; pertanto è importante il fattore ricambio generazionale. L’ipotesi di una riforma che garantirebbe un contratto di espansione per i dipendenti pubblici determinerà il pensionamento anticipato fino a 5 anni, dando la possibilità di procedere con nuove assunzioni riservate ai giovani.

Dunque, l’obiettivo principale è sicuramente quello di compensare lo scambio generazionale facendo andare in pensione anticipata i dipendenti pubblici più ’anziani’ e facendo entrare le generazioni più giovani con nuove competenze.

Al momento, dunque, si sta cercando di studiare un piano di incentivi in modo da immettere un meccanismo agevolato che dia la possibilità di un’uscita anticipata dal lavoro per i dipendenti statali con un’età vicina a quella pensionabile oppure che abbiano una professionalità non più conforme con il nuovo corso della macchina statale e dell’innovazione tecnologica.

Allo stesso tempo, si potrebbero dare nuove opportunità di lavoro alle generazioni nuove. Nel piano Brunetta, gli stessi incentivi verranno utilizzati anche per i lavoratori che non sono più ’motivati’ a rimanere a lavorare nel settore della Pubblica Amministrazione. Leggi anche: Riforma pensioni: rispunta Quota 92, ma come sarebbe?