Pensione anticipata e pensione precoci, la guida 2021 e le precisazioni per lasciare il lavoro

Pensione anticipata e pensione precoci, la guida 2021 e le precisazioni per lasciare il lavoro

Due vie di uscita senza limiti di età ma con requisiti specifici e differenti, in vigore nel 2021, ecco le pensioni anticipate e la quota 41

Da pochi giorni è scaduta la data utile per poter presentare domanda di pensionamento da precoce con la quota 41. Il primo marzo è scaduto questo termine che però è determinante solo per avere accesso alla misura senza correre il rischio di ritrovarsi fuori dalle dotazioni previste. La quota 41 è una misura di pensionamento anticipato alternativa alle pensioni anticipate ordinarie.

Si tratta di due misure che non hanno vincoli di età e che permettono l’uscita una volta maturata la giusta e prescritta anzianità contributiva. Due misure che come struttura si somigliano ma che hanno una sostanziale differenza in termini di requisiti di accesso, con la pensione anticipata destinata alla generalità dei lavoratori dipendenti e con la quota 41 destinata a precoci e a una platea ben definita di soggetti.

La pensione anticipata nel 2021, uomini e donne requisiti differenti

La pensione anticipata è quella misura in funzione dal 2012 e introdotta dalla riforma delle pensioni targata Elsa Fornero. La misura andò a sostituire la pensione di anzianità, diventando la misura pilastro del sistema insieme alle pensioni di vecchiaia ordinarie.

La struttura della misura ha ricalcato interamente le pensioni di anzianità ante Fornero e pertanto, si può lasciare il lavoro anche nel 2021, senza alcun limite di età e con 42 anni e 10 mesi di contributi versati.

Questo se il richiedente è maschio, perché per le donne la soglia di contribuzione da detenere è pari a 41 anni e 10 mesi. In base alle norme vigenti, questi requisiti saranno in vigore fino al 31 dicembre 2026. La decorrenza della prestazione è 3 mesi dopo la data di maturazione del diritto alla pensione.

Per il raggiungimento del requisito contributivo è utile la contribuzione a qualsiasi titolo accreditata. Occorre sapere però che per i lavoratori con carriera iniziata prima del 1996, almeno 35 anni di contribuzione devono essere al netto dei periodi di malattia e di disoccupazione e dei loro corrispettivi contributi figurativi.

Le anticipate per i contributivi puri

Per chi invece ha iniziato la carriera dopo il 1995 non possono essere utilizzati i contribuiti volontari per raggiungere la soglia contributiva prescritta. Per questi lavoratori però, la contribuzione accreditata per periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del diciottesimo anno di età è moltiplicata per 1,5.

Sempre per chi ha versamenti in epoca contributiva (successivi al 31 dicembre 1995) al compimento dei 64 anni di età si può accedere alla pensione anticipata con 20 anni di contributi effettivi (senza la contribuzione figurativa) e con l’ammontare del primo rateo di pensione percepito che deve essere superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè all’incirca 1.300 euro al mese di assegno.

La quota 41 per i precoci

Chi ha presentato domanda di quota 41 entro il primo marzo appena trascorso, a condizione che maturi i 41 anni di contributi e tutti gli altri requisiti previsti, potrà lasciare il lavoro entro la fine dell’anno senza dover aspettare il report dell’Inps sulle risorse disponibili.

Per chi invece presenta la domanda dopo la prima scadenza e fino al 30 novembre prossimo, non perde il diritto alla pensione con quota 41, ma deve attendere i calcoli dell’Inps circa il soddisfacimento delle risorse.

La quota 41 è alternativa alla pensione anticipata ma non è destinata a tutti. Infatti non ci sono distinzioni di genere tra uomini e donne, ma occorre che almeno uno dei 41 anni di contributi necessari sia stato versato prima dei 19 anni di età. Inoltre occorre essere alternativamente invalidi, caregivers, disoccupati o alle prese coi lavori gravosi.

L’invalido deve avere una percentuale di disabilità certificata pari ad almeno il 74%. Il caregivers deve essere un lavoratore che almeno da 6 mesi presta assistenza continuativa ad un parente disabile con almeno il 74% di disabilità accertata. Il disoccupato invece deve aver percepito l’ultimo Rateo di Naspi spettante da almeno 3 mesi.

Per quanto concerne i lavori gravosi, occorre aver prestato attività in una delle 15 attività di lavoro gravoso previste, tra cui infermieri ed ostetriche, edili e camionisti, agricoli e maestre di asilo. Per quanto riguarda la contribuzione utile valgono le stesse regole previste per le anticipate, con il vincolo dei 35 anni prima citato, lo stop all’indiscriminato utilizzo dei contributi da malattia e disoccupazione e così via.