Autore: B.A

9
Gen

Pensione anticipata: con la nuova quota 100 si perderà una parte della pensione?

Se davvero si passerà dal 2022 a quota 100 a 64 anni, il calcolo contributivo penalizzerà i pensionati.

Ormai appare chiaro che in questo 2020 si inizierà a preparare un ritocco al sistema previdenziale. C’è da fare i conti con l’eredità che lascerà quota 100, che essendo una misura sperimentale, ha la vita breve. Quota 100 scadrà nel 2021, cioè solo fino al 31 dicembre di quell’anno ci saranno lavoratori che potranno sfruttare la misura per lasciare il lavoro. Per non penalizzare troppo i lavoratori che per età o contribuzione (per quota 100 servono almeno 62 anni di età ed almeno 38 di contributi), non riusciranno a rientrare nella misura, l’idea è di rimodularla. L’ipotesi di cui maggiormente si parla è di portare la quota 100 a 64 anni di età minima per l’accesso, e di portare a 36 anni i contributi previdenziali utili.
Un ritocco che offre un vantaggio in termini di carriera contributiva e uno svantaggio in termini di età pensionabile. Infatti, se è vero che basteranno due anni in meno di lavoro, è altrettanto vero che ci vorranno due anni in più di età. La nuova misura però avrebbe una penalizzazione fissa per i futuri pensionati, figlia del calcolo contributivo della pensione. La nuova quota 100 in effetti, avrebbe come regola base, l’obbligo di liquidazione della pensione, con il penalizzante metodo contributivo. E come si sa, questo metodo è un sistema salva conti pubblici, ma penalizzante per i contribuenti.

Come potrebbe cambiare quota 100

Sulla quota 100 con 64 anni di età sembrano essere tutti sulla stessa linea, politici, esperti previdenziali e tecnici. Un correttivo questo, che verrebbe di fatto agevolato proprio dal sistema contributivo, che è quello che proprio dal 2020, inizierà ad essere determinane in materia di pensioni liquidate. Anno dopo anno, sono sempre di meno i lavoratori che andando in pensione, hanno diritto al calcolo della pensione con il sistema retributivo. Inoltre, anche per i neo pensionati che hanno diritto al calcolo misto della pensione (in parte con il sistema contributivo ed in parte con il sistema retributivo), sono sempre meno gli anni di lavoro che possono essere trasformati in pensione con il più favorevole sistema basato sulle retribuzioni.
In qualunque paese che usa il sistema contributivo per liquidare le pensioni, esiste la flessibilità in uscita. Se la pensione è pagata con il sistema contributivo, è naturale che meno anni di contributi sono presenti su un estratto conto di un lavoratore, meno si percepisce di pensione.
Ed è così che funzionerebbe la nuova quota 100, con la scelta libera del lavoratore su quando lasciare il lavoro, a partire dai 64 anni di età. Un lavoratore deve essere cosciente del fatto che arrivare a 37 o 38 anni di contributi, nel sistema contributivo significa percepire di più di pensione.

Le differenze tra le due quota 100

Durante la trasmissione di La7, «Di Martedì», andata in onda il 7 gennaio scorso, un servizio ha messo in luce il taglio a cui andrebbero incontro i pensionati che usciranno dal lavoro con la nuova quota 100, rispetto a quelli che lo hanno fatto o lo faranno con la vecchia (fino al 31 dicembre 2021). A parità di stipendio, il taglio subito sulla pensione potrebbe arrivare intorno al 15%. Un lavoratore con 2.000 euro di stipendio, se riesce a lasciare il lavoro con la quota 100 attuale, otterrebbe una pensione di circa 1.400 euro al mese. Se invece rientrerà nella quota 100, dopo l’ipotetica rimodulazione sui 64+36, la sua pensione sarebbe di 1.200 euro al mese, circa 200 euro in meno. Questa differenza negativa è figlia in primo luogo dei 2 anni in meno di contributi versati, che non sarebbero pareggiati dal miglior coefficiente di trasformazione del montante contributivo in pensione (si esce a 64 anni e non a 62 e quindi si usa un coefficiente più vantaggioso). Ma il grosso della penalizzazione proviene dal fatto che con la nuova quota 100, anche gli anni di contributi che sarebbero dovuti essere valutati con il sistema retributivo, verranno calcolati con il contributivo. Una cosa che bisogna sottolineare è che la quota 100, quella varata da Lega e M5S ad inizio 2019, non prevedeva penalizzazioni, nemmeno quelle relative all’obbligatorietà del calcolo contributivo delle pensioni. In altri termini, la attuale quota 100 prevede una liquidazione delle pensioni identica alla stragrande maggioranza delle misure previdenziali esistenti, in base alla data di versamento dei contributi.