Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensione anticipata 2021, occhio all’anzianità contributiva

Uscire dal lavoro nel 2021 senza limiti di età, ma occorre prestare attenzione alla data di primo versamento.

Riforma o non riforma, nel sistema pensionistico italiano esistono misure strutturali che non sono mai toccate strutturalmente, salvi in casi eccezionali come avvenne nel 2011 con la famigerata «Riforma Fornero».

Ritocchi dei requisiti ma non nella struttura, dal momento che pensione di vecchiaia e pensioni anticipate sono i capisaldi del sistema. E così, magari adducendo all’aspettativa di vita, possono essere ritoccati i requisiti di uscita, ma non le misure dal punto di vista tecnico.

Oggi per esempio, parliamo delle pensioni anticipate, quelle che non hanno limiti di età. Serve solo raggiungere una determinata soglia di contributi versati, usando anche la contribuzione figurativa, ma non tutta. Proprio su questo aspetto vanno prodotti gli opportuni chiarimenti.

Pensione anticipata, il meccanismo in breve

Per pensione anticipata si fa riferimento alla misura che consente di lasciare il lavoro senza limiti di età e guardando solo alla contribuzione versata. La misura fu ritoccata con la legge Fornero, quando furono cancellate le pensioni di anzianità e istituite queste pensioni anticipate.

Nulla di nuovo come meccanismo ma con requisito contributivo più aspro. Nel 2021 si potrà accedere alla quiescenza anticipata con 42 anni e 10 mesi o con 41 anni e 10 mesi di contributi versati, rispettivamente per uomini e donne.

Sarà così probabilmente fino al 2026, per lo stop al collegamento della misura con l’aspettativa di vita. A meno che dal 2022 con la ipotetica riforma, non si metta mano ai requisiti, magari aprendo alla quota 41 per tutti tanto auspicata, ma comunque difficile da realizzare.

I contributi figurativi per la pensione anticipata, le regole

Come è evidente, sono piuttosto pesanti i requisiti contributivi da raggiungere. Per consentire una uscita prima dei 60 anni di età come accadeva negli anni precedenti la riforma Fornero, occorrono carriere continue ed omogenee, partite ben prima della maggiore età.

A sensazione, una rarità. In pratica, più si sono inaspriti i requisiti di accesso alla pensione anticipata, più è salita l’età media di uscita, avvicinandola inevitabilmente all’età pensionabile dell’altro pilastro del sistema, la pensione di vecchiaia (67 anni di età e 20 di contributi).

Per raggiungere quelle che a tutti gli effetti a volte potrebbe sembrare montagne insormontabili da scalare, cioè le soglie dei 42,10 o 41,10 anni di contribuzione, i contributi figurativi possono tornare utili, anche quelli da disoccupazione indennizzata, maternità, cassa integrazione e così via.

Ci sono però limiti all’utilizzo di questa contribuzione. Per chi ha anzianità di carriera (primo contributivo versato) successiva al 31 dicembre 1992, si possono utilizzare assumo 5 anni di contribuzione figurativa, come stabilito dall’articolo 15 del decreto legislativo 503 del 1992.

Per chi invece ha anzianità antecedente il 31 dicembre 1995, vige la regola della contribuzione effettiva dei 35 anni, cioè vanno esclusi i contributi figurativi per disoccupazione e malattia, come confermato dalla circolare Inps n° 180 del 2014.