Autore: Patrizia Del Pidio

Pensione

Pensione a rischio: il sistema previdenziale è poco sostenibile e servono penalizzazioni

Il sistema previdenziale italiano è poco sostenibile e proprio per questo le pensioni future sono a rischio tagli.

Molto spesso nell’ultimo periodo si parla di rischio tagli sulle pensioni a causa della poca sostenibilità del sistema previdenziale italiano. Anche l’ultimo allarme lanciato da Bankitalia non ha certo tranquillizzato gli animi dei lavoratori in tal senso. Cerchiamo di capire quanto c’è di vero in queste paure.

Pensioni a rischio

Gli allarmi lanciati sulle pensioni non colpiscono soltanto coloro che un assegno previdenziale lo percepiscono ma anche i lavoratori che saranno i futuri pensionati. Dopo la riforma Fornero, ribattezzata la riforma lacrime e sangue, infatti, la paura dei lavoratori è quella di vedersi svanire sotto il naso la possibilità di accedere alla quiescenza ad un’età relativamente giovane.

I conti dell’INPS sono in rosso, e questa è ormai notizie risaputa. Ma quanto è grave la situazione?
Si è parlato di un buco di 26miliardi di euro nelle casse dell’INPS, ma è bene chiarire subito che quest’anno, almeno, l’istituto si è accollato oltre alle pensioni previdenziali e quelle assistenziali, anche tutte le misure di sostegno alle famiglie e ai lavoratori per l’emergenza sanitaria. L’INPS ha pagato bonus, incentivi, indennizzi e cassa integrazione da marzo ad oggi.

Ma i problemi dei conti dell’INPS che non tornano non sono cosa del 2020, visto che se ne parlava anche prima dell’emergenza sanitaria.
Gli economisti manifestano la propria preoccupazione, infatti, proprio sulla poca sostenibilità del nostro sistema previdenziale in una Italia dove l’età media della popolazione cresce e la disoccupazione aumenta.

I lavoratori di oggi, con i contributi che versano, pagano gli assegni dei pensionati, questo è vero, ma si accollano anche le misure assistenziali (pensioni di invalidità, assegno sociale, integrazione al minimo ecc...).

Le misure previdenziali, infatti, non dovrebbero pesare visto che gli attuali pensionati, anni fa, hanno versato i contributi per finanziare il proprio assegno pensionistico.
Facciamo due conti.

In Italia ci sono circa 60 milioni di abitanti di cui 18milioni sono pensionati e 23,5 milioni lavoratori.
Il resto sono bambini, ragazzi, disoccupati, casalinghe, studenti e mantenuti, una platea di circa 18milioni e mezzo di persone.

I 23 milioni e mezzo di lavoratori, quindi, producono oltre che per loro stessi per altri 36 milioni di persone (i pensionati e coloro che non lavorano: i contributi versati finanziano, infatti, le pensioni di oggi).

Il dramma italiano è che il numero dei lavoratori è in netta diminuzione anche a causa della disoccupazione, i nuovi nati sono sempre di meno (i lavoratori di domani) mentre la vita media della popolazione si allunga, facendo si che i pensionati siano sempre di più.
Di questo passo con il numero dei lavoratori che diminuisce e quello dei pensionati che aumenta, quanto il sistema riuscirà a reggere? Fra 20 anni quanti saranno i lavoratori attivi e quanti i pensionati?

Per questo motivo è stato introdotto il sistema di adeguamento dell’età pensionabile sulla speranza di vita Istat che allunga ogni biennio gli anni e proprio per questo motivo, in vista di una riforma pensioni, si parla di penalizzazioni necessarie a sostenere il sistema previdenziale.