Autore: B.A

Pensione

Pensione a 62 anni anche dopo quota 100 e con meno contributi, ecco come

Dopo quota 100 serve un restyling del sistema, e si pensa a misure per lavoro gravoso.

Per i sindacati i 62 anni come età pensionabile o di uscita dal lavoro sono un autentico must, un caposaldo della loro proposta di riforma. Quota 41 e flessibilità dai 62 anni sono l’idea di riforma del sistema di cui sono promotori i sindacati. 62 anni di età è anche l’età pensionabile di quota 100. Negli ultimi incontri governo-sindacati sembra che l’idea sia di prevedere una misura che lasci nei 62 anni una delle possibilità di uscire dal lavoro.

E l’assoluzione potrebbe vertere su quota 98. Per di più, l’altro giorno il Premier Conte aveva detto che quota 100 era arrivata al suo epilogo, confermando che in nessun caso verrà mai rinnovata oltre la sua scadenza del 31 dicembre 2021. E il superamento di quota 100 è quello che spingerà probabilmente verso una necessaria riforma.

In pensione a 62 anni anche dopo quota 100

La cosa che preme è arrivare al 2022 con qualche misura che permetta ai lavoratori di non subire quello che a tutti gli effetti è un ritorno alla legge Fornero, non perché questa riforma sia mai stata superata o cancellata, ma perché con la fine di quota 100, sparirà un canale che anche se per pochi, consentiva di dribblare i pesanti requisiti pensionistici introdotti dopo il 2011.

C’è da evitare lo scalone di 5 anni, di fronte al quale si troveranno tutti i lavoratori, magari prossimi ai 62 anni o ai 38 anni di contributi, che non sono riusciti a rientrare nella quota 100 nel suo periodo di sperimentazione triennale, dal momento che chiuderà i battenti il 31 dicembre 2021.

Ed è così che si pensa a misure alternative, che permettano di uscire dal lavoro in maniera flessibile, che non gravino troppo sulle casse dello Stato e che riescano a rispondere alle richieste dei sindacati. Quota 98 sarebbe una delle soluzioni più fattibili. La pensione sarebbe centrabile fin dai 62 anni di età, cioè esattamente come prevede l’età minima di uscita di quota 100.

Flessibilità differente in base al lavoro svolto

Con quota 98 però, basterebbero 36 anni di contributi. La linea dovrebbe essere quella di inserire questa misura e destinarla ad una determinata platea di lavoratori, probabilmente quelli alle prese con i lavori gravosi.

Anche il Presidente del Consiglio l’altro giorno disse che sono necessarie misure che prevedano canali di uscita differenti in base alle attività svolte. Il segnale è anche la probabile estensione di un altro anno dell’Ape sociale, che è una misura che è destinata anche ai lavori gravosi.

Magari si potrà pensare di aprire la strada ad un ampliamento di platea dei lavoratori da far rientrare tra i lavori gravosi, ma la linea è proprio quella di distinguere i lavoratori di fronte alle misure previdenziali, in base alla pesantezza del lavoro. E per tutti gli altri lavoratori, quelli esclusi da questa ipotetica quota 98 resterebbe una quota 101, magari con età di uscita a 64 anni e 37 anni di contributi. Nei prossimi incontri tra parti sociali e rappresentanti del governo si avranno sicuramente aggiornamenti in merito.