Autore: B.A

Pensione

Pensione a 62 anni? Cosa c’è di vero sulla nuova ipotesi del governo

I sindacati continuano a pressare sulla loro proposta di riforma del sistema.

Concedere la pensione a 62 anni, allargando di fatto l’età minima di uscita per la quota 100 ai lavoratori tutti, prevedendo però penalizzazioni di assegno. Questo è l’indirizzo dell’ultima ipotesi che trapela da fonti vicine al dossier pensioni. Una idea che pare stia prendendo piede anche nel governo, su spinta dei sindacati. In effetti secondo il sito «Money.it», il governo sembra abbia aperto alla proposta dei sindacati, naturalmente lavorandoci su e inserendo cavilli e ritocchi ad una eventuale misura di questo tipo.

Pensione a 62 anni possibile novità

Il Governo quindi starebbe riflettendo sulla proposta dei sindacati di portare l’età pensionabile a 62 anni con una penalizzazione dell’assegno, magari commisurata all’anticipo rispetto ai 67 anni, o collegata al ricalcolo contributivo dell’assegno. Quest’ultima via comunque è la meno indicata dal momento che ormai, più passano gli anni e più sono i cosiddetti contributivi puri, quelli che gioco forza avranno comunque la loro pensione calcolata col metodo contributivo. Si tratta di chi ha iniziato a lavorare dopo il primo gennaio 1996, una fetta di popolazione lavorativa sempre maggiore. Resta il fatto che l’età pensionabile a 62 anni potrebbe essere l’avvio di tutto il discorso relativo al dopo quota 100.

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A settembre riapre il tavolo della riforma pensioni

Sindacati e governo hanno dovuto stoppare i lavori di riforma del sistema previdenziale a seguito dell’avvento della pandemia. I vari summit programmati per inizio anno sono stati inevitabilmente interrotti a causa dell’evolvere della emergenza epidemiologica che ha stravolto la vita del mondo intero.

Adesso però, il tavolo di discussione dovrebbe ripartire a settembre. E si ripartirà dalla proposta dei sindacati che puntano a due diverse misure di flessibilità pensionistica, cioè la pensione di vecchiaia con età pensionabile di uscita a partire dai 62 anni e la pensione anticipata, senza vincoli di età, una volta maturato il montante contributivo di 41 anni di lavoro.

In calendario due summit, l’8 e il 16 settembre. E il governo potrebbe presentare delle controproposte ai sindacati, in modo tale da rendere più fattibile la proposta delle parti sociali. In altri termini, il Ministero del Lavoro nei futuri incontri dovrebbe cercare di far digerire una controproposta ai sindacati, che in passato si sono dimostrati rigidi sulla loro posizione. Sul «Messaggero», cioè sul noto quotidiano romano, si avanzano alcune ipotesi su ciò che il governo potrebbe offrire ai sindacati.

Quota 41 per tutti, la nuova pensione anticipata resta complicata da mettere in piedi. Sarebbe una rivoluzione difficilmente conciliabile col momento storico e con le richieste di Bruxelles a cui dare ascolto per motivi di opportunità nazionale, visto che c’è da fare i conti con il Recovery Fund, soldi che all’Italia servono davvero. Per questo sembra più fattibile l’abbassamento dell’età pensionabile a 62 anni nell’ottica della flessibilità in uscita. Ma probabilmente con penalizzazioni per ogni anno di anticipo.

Tagliare le pensioni penalizzando i lavoratori sembra l’unica via per coprire almeno in parte i costi della riforma. Il post quota 100 quindi potrebbe lasciare inalterata l’età pensionabile oggi prevista per quota 100. Ma a differenza di questa misura, che non ha penalità, si dovrebbe fare i conti con un taglio del 2,8/3% per anno di anticipo.