Pensione a 60 o 62 anni nel 2022, come fare?

Con una concreta mano da parte del datore di lavoro, 3 misure permettono uscite con largo anticipo.

E se chi rientra in quota 100 può, a ragione, essere considerato un privilegiato, lo stesso si può dire per chi lavora in aziende a cui si applicano gli scivoli.

Ci sono misure infatti che permettono uscite dal lavoro, addirittura migliorative rispetto alla tanto criticata misura varata da Lega e Movimento 5 Stelle nel primo governo Conte.

Sono 3 le possibilità di pensione, o meglio, di prepensionamento che un dipendente può sfruttare di comune accordo con il suo datore di lavoro. Parliamo di contatto di espansione, isopensione e assegno straordinario.

E si può uscire anche con 7 anni di anticipo, mentre quota 100 si ferma a 5. Ed oltretutto, si può uscire con carriere inferiori ai 38 anni di contributi previsti per la quota 100.

Si tratta di misure particolari e poco note, per le quali bisogna approfondire la conoscenza. In questa sintetica guida ci accingiamo proprio a spiegare come funzionano queste misure.

Diritto alla pensione anticipata con l’aiuto dell’azienda, chi i beneficiari?

Per i quotisti puri la pensione si centra fino a fine anno con 62 anni di età e 38 di contributi versati. Parliamo naturalmente della pensione con quota 100, misura destinata a scomparire nel 2022. E allora è grave la preoccupazione per gli effetti che la fine di quota 100 lascerà nel sistema.

Uno scalone di 5 anni che fa tremare i polsi a chi avrà la sfortuna di completare i requisiti di quota 100 dopo la sua fine. Ma esistono soluzioni, magari poco note, che funzioneranno pure l’anno venturo e che potrebbero eliminare lo scalone di 5 anni a molti lavoratori.

Anzi, si tratta di strumenti che a guardarli bene, sono pure meglio in termini di requisiti di uscita. Più che di pensione si parla di prepensionamento. E le misure sono l’isopensione, il contratto di espansione e l’assegno straordinario. Col contratto di espansione si va in pensione con 5 anni di anticipo proprio come la quota 100. Con lo scivolo dell’isopensione si esce addirittura con 7 anni di anticipo.

Infine, con l’assegno straordinario anche in questo caso uscita anticipata di 60 mesi. Tutti e tre questi strumenti riguardano lavoratori in esubero, che sono più o meno vicini alla pensione. Più che pensioni, si tratta di prepensionamenti, con assegni ponte che accompagnano gli interessati alla maturazione dei requisiti per la quiescenza.

Misure destinate a lavoratori di imprese che hanno una determinata dotazione di organico. Inoltre, serve che l’azienda si accolli determinati costi. Nonostante gli aiuti che lo Stato offre a questi datori di lavoro per procedere con i prepensionamenti, i costi per loro possono essere elevati.

E non tutte le aziende possono sostenerli. Nemmeno per il contratto di espansione, per il quale il sostegno pubblico è elevato perché può essere utilizzata la Naspi spettante ai lavoratori per ridurre l’indennizzo che deve liquidare l’azienda.

Senza calcolare che il più delle volte all’azienda è richiesto il pagamento, oltre che dell’indennità di prepensionamento, anche della contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione vera e propria.

Contratto di espansione, come funziona

Sul sito «laleggepertutti.it» ci sono le guide dettagliate a tutte e tre queste misure. Si parte con l’ultima nata, cioè il contratto di espansione che chiuderà il 31 dicembre prossimo ma che ha concrete possibilità di essere rinnovata per il 2022. Le aziende con almeno 500 dipendenti, o in alcune circostanze, con organico anche di solo 150 lavoratori, sono quelle a cui si applica lo scivolo.

L’assegno può essere riconosciuto ai lavoratori arrivati a non più di 5 anni dalla pensione di vecchiaia o dalla pensione anticipata. Occorre accordo tra azienda, sindacati e lavoratori. L’assegno spettante a questi ultimi deve essere commisurato alla pensione lorda maturata dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Se il lavoratore si trova più vicino al pensione anticipata rispetto a quella di vecchiaia, il datore di lavoro deve versare anche i contributi per tutti gli anni di anticipo. Il datore di lavoro può scontare sugli importi a suo carico, il corrispettivo della Naspi spettante al lavoratore stesso.

Isopensione, come funziona?

Non è nuova ma introdotta dalla legge Fornero, l’isopensione è uno strumento che consente l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 7 anni. Anche in questo caso, la pensione a cui il lavoratore ha diritto è commisurata alla pensione spettante al momento dell’uscita dal lavoro.

Con l’isopensione, che può riguardare dipendenti di aziende con organico superiore alle 15 unità, il datore di lavoro oltre a versare l’indennità di prepensionamento, deve versare i contributi previdenziali spettanti al lavoratore fino alla maturazione della pensione anticipata o di quella di vecchiaia.

Anche in questo caso come per il contratto di espansione, serve un accordo con l’azienda, a meno che il programma non riguardi licenziamenti collettivi.

Pensione, assegno straordinario: come funziona

È fino a 5 anni di anticipo pure l’assegno straordinario, che spetta ai lavoratori delle imprese che aderiscono ai fondi bilaterali. L’assegno straordinario viene riconosciuto ai dipendenti che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro 5 anni. La prestazione è calcolata in misura pari all’importo della pensione spettante alla data di cessazione del rapporto di lavoro.