Pensione: Trattamento minimo Inps 2021. Importi e requisiti

Pensione: Trattamento minimo Inps 2021. Importi e requisiti

Come funziona l’integrazione al trattamento minimo Inps.

Le pensioni al di sotto di un determinato importo sono tutelate da quello che in gergo tecnico si chiama integrazione al trattamento minimo. In pratica una pensione che dal punto di vista degli importi è piuttosto bassa, viene portata ad una determinata cifra da questo istituto.

Una salvaguardia per i pensionati che per via di carriere lavorative corte o con versamenti di contributi scarsi, ottengono una pensione lontana dal poter essere considerata dignitosa e lontana dall’essere sufficiente per le normali esigenze della vita.

Ma come si ottiene il trattamento minimo, quali sono le regole e cosa accade nel momento in cui l’eventuale diritto a questo istituto viene meno?

Trattamento minimo Inps, di cosa si tratta?

Il trattamento minimo o integrazione al trattamento minimo altro non è che un importo aggiuntivo sulla pensione, che serve per portare la pensione ad un determinato importo prestabilito e corretto ogni anno. Il trattamento minimo ogni anno viene adeguato tramite provvedimento dell’Istituto Previdenziale. Il parametro è l’aumento del costo della vita Istat.

Per il 2020 il trattamento minimo Inps è stato fissato a 515,18 euro. L’ufficialità dell’importo per il 2021 verrà confermato dall’Inps tramite circolare ad inizio anno.

Sembra però che con ogni probabilità l’importo resterà quello valido a tutto il 2020 anche nel 2021. Niente aumenti sui trattamenti minimi delle pensioni 2021 per via della bassa variazione dei prezzi al consumo. Per il 2021 l’Istat ha previsto un tasso di inflazione negativo, pari a -0,3%. In genere, più è alto il tasso di inflazione più aumentano gli assegni previdenziali ed anche il trattamento minimo Inps.

In teoria quindi, in presenza di un tasso negativo le soglie dovrebbero addirittura scendere, ma per questo aspetto interviene la legge che tutela i pensionati perché le prestazioni non possono essere rivalutate in negativo.

Il provvedimento in Gazzetta Ufficiale

In Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 novembre è già uscito il provvedimento con cui di fatto viene confermato il tasso previsionale che non produrrà aumenti di assegni.

“La variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, senza tabacchi, tra il periodo gennaio-dicembre 2019 ed il periodo gennaio-dicembre 2020 è risultata pari a – 0,3 ipotizzando, in via provvisoria, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 una variazione dell’indice pari rispettivamente a + 0,1; 0,0 e + 0,2”, questo il testo del provvedimento finito in Gazzetta.

Anche nel 2021 quindi, la misura della pensione minima Inps è di 515,58 euro al mese e a tale importo saranno adeguate le pensioni basse.

I requisiti per godere del trattamento minimo Inps

L’integrazione al trattamento minimo è assoggettata al rispetto di determinati requisiti. Si tratta di limiti di reddito che per esempio, se il soggetto interessato è un pensionato non coniugato è pari a 13.405,08 euro all’anno, cioè due volte lo stesso trattamento minimo che si intende ottenere. Sale a 4 volte il trattamento minimo il limite di reddito da non superare in presenza di un coniuge, perché in questo caso il reddito da prendere a riferimento è quello cumulativo tra marito e moglie.

La soglia in questo caso è pari a 26.810,16. Naturalmente anche con coniuge vige la regola che il pensionato a cui il trattamento minimo deve essere corrisposto, non deve superare i 13.405,08 euro.

L’integrazione al minimo spetta in misura piena ai singoli con redditi fino a 6.072,57 ed ai pensionati coniugati con redditi fino a 20.107,62 euro. Viene assegnata in misura ridotta nel caso in cui il singolo abbia redditi più alti di 6.072,57 e fino a 13.405,08. Misura ridotta per i coniugati con redditi sopra 20.107,62 e fino a 26.810,16.