Pensione 5 anni prima: come fare tutto da soli per anticipare le quiescenze

Pensione 5 anni prima: come fare tutto da soli per anticipare le quiescenze

Recuperare gli anni di contributi che mancano per anticipare la pensione è possibile: ecco come

Si possono riempire gli estratti conto dei contributi in modo tale da arrivare alle soglie che consentono di anticipare la pensione? Si tratta di una domanda sempre più frequente oggi, anche perché di sicurezze il sistema previdenziale ne offre poche.

Anzi, una certezza c’è ed è quella relativa alla quota 100 che scomparirà nel 2022. E il fatto che si possano recuperare contributi, a determinate condizioni, si incastona con la quota 100.

Infatti ci saranno lavoratori che hanno completato il doppio requisito della quota 100 già adesso, e per loro ci sarà la possibilità di sfruttare la misura anche nel 2022 o negli anni a venire.

Lo strumento è la cristallizzazione del diritto alla pensione. Ecco perché molti adesso parlano di pace contributiva, cioè dello strumento che permette di coprire gli anni di contributi mancanti per arrivare, magari, ai 38 anni che servono per la quota 100.

Pensioni 5 anni prima, come fare

La quota 100 si centra con 62 anni di età e con 38 anni di contributi versati. Ma occorre completarli entro la fine del 2021. Dal primo gennaio 2022 sarà troppo tardi, perché la quota 100 scomparirà dai radar del sistema previdenziale.

E bisognerà fare i conti con lo scalone di 5 anni, anche perché il governo sembra intenzionato a garantire uscite anticipate ma solo per determinate categorie di lavoratori, i cosiddetti gravosi.

Il numero 5 è assai frequente in materia pensioni. Infatti 5 sono gli anni di scalone che dovranno sopportare i lavoratori esclusi da quota 100. E sono 5 gli anni di anticipo di pensione che la stessa quota 100 offre. Trovare il modo per anticipare di 5 anni la pensione è assai importante quindi.

La pace contributiva, potrebbe essere lo strumento utile, soprattutto se davvero la misura verrà dotata degli opportuni correttivi. Chi è nato nel 1960, anche con 38 anni di contributi maturati già, non potrà sfruttare la quota 100.

Anzi, se non svolge un’attività gravosa tra quelle che intende istituire il governo, dovrà aspettare i 67 anni di età. Con la pace contributiva si andrebbero a riempire i periodi di assenza di contributi.

In pratica, vuoti contributivi che diventerebbe utili al calcolo. E si potrebbero riempire fino a 5 anni. Naturalmente con un corrispettivo da pagare, un onere a carico del direttamente interessato.

Una pace contributiva incentivata per la pensione 5 anni prima

La pace contributiva potrebbe essere la soluzione per attenuare lo scalone di 5 anni. Una misura adatta oltre che per far rientrare più persone in quota 100, anche per raggiungere la soglia dei 42,10 anni di contributi per la pensione anticipata per esempio. La pace contributiva esiste già e come la quota 100 scade il 31 dicembre 2021.

Ad oggi la misura offre la possibilità di detrarre dal reddito il 50% della spesa sostenuta per riscattare questi periodi. Una detrazione significa poter scaricare dal reddito ciò che si è speso, o meglio la metà di ciò che si è speso, in 10 rate annuali su pari importo. Una agevolazione già importante che potrebbe essere implementata.

I periodi utili potrebbero essere quelli non coperti da alcuna contribuzione ne effettiva ne figurativa. Periodi intercorrenti tra il primo e l’ultimo versamento delle carriera.