Pensione 2022 in uscita nati 1960: cos’è l’Anticipo Contributivo

Pensione 2022 in uscita nati 1960: cos'è l'Anticipo Contributivo

Se passasse la proposta dell’Ape contributiva basterebbero 20 anni di contributi.

Non c’è solo quota 102 tra le ipotesi in campo sulle pensioni. Anzi, dal momento che la quota 102 è osteggiata da molti, sindacati e parte della maggioranza di governo, si continua a lavorare a soluzioni alternative.

E tra queste, una che sembrerebbe andare incontro a tutti è l’Anticipo pensionistico contributivo. Soluzione questa che come vedremo, essendo piuttosto penalizzante per i lavoratori, sarebbe poco costosa per le casse dello Stato.

Tutti i perché del no alla pensione con quota 102

La quota 102 come soluzione allo stop di quota 100 non piace praticamente a nessuno. Soprattutto perché la quota 102 taglia fuori dalla pensione proprio i primi penalizzato da quota 100. Un esempio chiarirà meglio tutto.

Un lavoratore nato nel 1960, solo perché non è riuscito a completare i 62 anni di età in tempo utile, cioè entro il 31 dicembre 2021, non avrà accesso alla quota 100 (a differenza di chi è nato nel 1959, anche pochi giorni prima). Ma per questi si apre ad una nuova beffa. Infatti con l’ipotetica al momento, quota 102, si uscirebbe a 64 anni di età.

E per i nati nel 1960 niente pensione nel 2022 e nemmeno nel 2023. Anzi, se il progetto del graduale superamento di quota 100 si materializzerà in toto, con l’innalzamento a quota 103 nel 2023 e quota 104 nel 2024, per questi non resterà che attendere i 67 anni di età.

L’Anticipo pensionistico contributivo, ok alla flessibilità, ma a caro prezzo

Per i motivi prima citati, l’ipotesi dell’Anticipo pensionistico contributivo pare migliore, anche se piuttosto penalizzante. Una penalizzazione di assegno che rende la misura poco appetibile alla stragrande maggioranza dei lavoratori. Ma sarebbe una soluzione per i nati nel 1960 che sono stati esclusi da quota 100 per via dell’età e non per i contributi.

L’Ape contributiva come la vorrebbe Pasquale Tridico Presidente dell’Inps, potrebbe partire dai 62 anni di età con 20 anni di contributi versati. Di potrebbe uscire dal lavoro accettando un assegno calcolato solo con la parte contributiva dei versamenti effettuati.

La parte retributiva verrebbe applicata al calcolo della pensione solo una volta completati i 67 anni di età e quindi solo al termine dell’anticipo. Anche l’attuale Ape Sociale infatti termina a 67 anni, quando i beneficiari devono presentare la domanda di pensione di vecchiaia.

Perché l’Anticipo pensionistico contributivo a 62 anni è poco appetibile e per chi

La cosa che rende la misura poco appetibile è l’importo dell’assegno che, per chi ha 20 anni di contributi, se calcolato solo per la parte contributiva, sarebbe vicino come importo alla pensione sociale. Difficile da accettare, a meno che non si è costretti perché disoccupati o per questioni strettamente personali.

Diverso il caso del lavoratore che ha sfiorato la quota 100. Perché si parla di soggetti che hanno già 38 anni di contributi o giù di lì. Per loro la perdita dovuta al ricalcolo contributivo sarebbe elevata ma forse, accettabile visto che sarebbe limitata nel tempo.

La perdita, soprattutto per chi ha molto anni di contribuzione versata prima del 1996 (18 o più anni), sarebbe nell’ordine del 30/35% dell’assegno teoricamente spettante con il calcolo misto (retributivo/contributivo). Ma la perdita durerebbe fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Perché poi l’assegno verrebbe incassato come diritto vuole, col calcolo misto.