Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensione 2021 fino a 5 anni prima, la guida al nuovo contratto di espansione

Cos’è e come funziona la pensione 2021 col contratto di espansione.

Con il contratto di espansione si intende il nuovo strumento di sostegno al cosiddetto esodo. È stata la legge di Bilancio 2021 ad ampliare la misura del cosiddetto esodo incentivato. Una misura che molti considerano simile all’isopensione della legge Fornero, ma che per certi versi è più favorevole, anche se in termini di uscita si perdono sue anni. L’isopensione infatti è appannaggio di soggetti che si trovano a 7 anni dalla pensione, mentre l’incentivo all’esodo riguarda chi si trova a 5 anni da pensione di vecchiaia o pensione anticipata.

Contratto di espansione, cos’è?

Il contratto di espansione nasce nel 2019, dal decreto Crescita. La misura consente un doppio canale di sostegno per incentivare l’uscita dal lavoro. Cassa integrazione straordinaria e agevolazioni in caso di esodo anticipato sono le due soluzioni individuate per le imprese in crisi che puntano a interventi di ristrutturazione organizzativa e produttiva votata a quella che viene definita innovazione tecnologica.

In altri termini, le aziende che sono interessate a fare partire il piano, attraverso un accordo stipulato coi rappresentanti dei lavoratori e in sede governativa, possono sfruttare o una cassa integrazione straordinaria o dell’agevolazioni dal punto di vista dei contributi da versare per gli innesti di addetti in sostituzione di quelli da mandare a riposo.

La via ella CIG straordinaria riguarda aziende con organico dipendenti superiore a 500 unità, mentre lo sgravio può riguardare anche aziende a partire da organici da 250 lavoratori. I numeri prima citati danno l’impressione di aziende per forza di grandi dimensioni, ma va ricordato che tali numeri sono raggiungibili anche tramite reti di imprese.

Come funziona la misura

Tutto dipende dall’impresa, che deve raggiungere una intesa prima di tutto con le parti sociali. Intesa da trovare per quanto concerne tanto le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro, che la loro entità come durata e il numero dei lavoratori interessati. Ma non basta solo l’accordo con i rappresentanti dei lavoratori perché l’azienda deve presentare una domanda di esame riguardante la situazione aziendale.

Si tratta di una domanda da presentare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il contratto di espansione non riguarda solo quei lavoratori che si trovano nella condizione di beneficiare dello scivolo pensionistico, perché chi invece non è in questa orbita, può ottenere una Cassa integrazione per massimo 18 mesi, con una riduzione dell’orario di lavoro che in media non deve superare il 30% dell’orario di questi lavoratori.

Come si va in pensione con il contratto di espansione?

Dal punto di vista dei lavoratori, il contratto di espansione consente il pensionamento per i lavoratori che si trovano a massimo 5 anni dalla pensione, cioè coloro che hanno almeno 62 anni di età (-5 dalla pensione di vecchiaia fissata a 67 anni) o a 5 anni almeno sai 42,10 anni di contributi versati per le pensioni anticipate (se donne, la pensione anticipata si centra con 41,10 anni di contribuzione).

A questi dipendenti, che però devono dire di sì all’esodo in forma scritta l’azienda eroga una indennità mensile pari al trattamento pensionistico lordo che lo stesso dipendente interessato, ha maturato al momento dell’uscita dal lavoro. E tale indennità mensile viene erogata fino alla prima decorrenza utile della pensione.

Sulla decorrenza va detto che i 5 anni di distanza dalle pensioni comprendono anche i tre mesi di finestra mobile per le anticipate. Un’altra cosa da chiarire è che dalla indennità viene detratto l’importo della eventuale Naspi spettante al lavoratore. Quando l’uscita con il contratto di espansione riguarda lavoratori in orbita pensione anticipata, va sottolineato che l’azienda oltre alla indennità prima citata, versa pure i contributi previdenziali anche se ridotti di quanto previsto per la contribuzione figurativa.

Risparmi interessanti per le aziende

Mandare in pensione anticipata un lavoratore, con il contratto di espansione ma anche con l’isopensione produce per l’azienda, un risparmio rispetto al tenere in azienda il lavoratore. Un risparmio che però non tiene conto del sostituto del lavoratore prepensionato. Basti pensare che per un lavoratore da 36mila euro annuo di stipendio, 5 anni in azienda significano 180mila euro di stipendio e un costo complessivo approssimativo di circa 260mila euro.

Con l’esodo invece, si spenderebbe da 100mila a 140mila euro circa, a seconda che il lavoratore si trovi a 5 anni dalla pensione di vecchiaia piuttosto che dalla anticipata, dove come detto in precedenza, c’è da fare i conti pure con i contributi da versare. Va considerato pure che nel caso di decontribuzione per i neo assunti, i benefici in termini di risparmio contributivo vanno ad aggiungersi a quelli prima citati.