Pensione 2021: come incrementare l’importo con l’integrazione

Aggiornati da gennaio i valori di importo e i requisiti per l’integrazione al trattamento minimo Inps sulle pensioni.

Il sistema previdenziale italiano prevede regole e vincoli a cui l’Istituto Previdenziale deve attenersi in materia di importo della pensione da erogare agli italiani. Si tratta del vincolo ad erogare, ai pensionati che soddisfano determinati requisiti, una pensione minima al di sotto della quale non si dovrebbe scendere.

Pensione minima o integrazione trattamento minimo, questo lo strumento che la normativa italiana prevede. In pratica, viene fissato il limite di importo di una pensione, in misura tale da renderla quanto più dignitosa possibile. Limite che ogni anno viene aggiornato con anche i requisiti specifici per ottenerlo.

Integrazione al trattamento minimo 2021

Tutti i pensionati che ricevono una pensione di importo basso e al di sotto dei limiti previsti dalla legge, entrano nel perimetro dell’integrazione al trattamento minimo della pensione stessa.

Naturalmente poi c’è da fare i conteggi con determinati requisiti da soddisfare per poter ottenere l’integrazione, e si tratta di requisiti che vengono aggiornati annualmente così come vengono aggiornati annualmente anche gli importi della cosiddetta pensione minima.

Tutto dipende dall’andamento degli indici dei prezzi, perché è sempre l’Istat con il suo tasso di inflazione a determinare il cambio di questi parametri e di questi importi. Aumenta il costo della vita ed aumentano sia gli importi del trattamento minimo che i requisiti specifici per potervi rientrare.

Come anticipato, è la legge che prevede l’integrazione al trattamento minimo della pensione. È la legge n° 638 del 1983 a stabilire che i pensionati hanno il diritto di ricevere un assegno pensionistico sufficiente a garantire loro una vita dignitosa.

L’integrazione riguarda i pensionati che in base ai contributi versati hanno ottenuto una liquidazione di pensione al di sotto del trattamento minimo e al di sotto dei limiti della legge che riguardano la dignità della vita.

L’integrazione al trattamento minimo interviene proprio come un assegno aggiuntivo sulla pensione che ne incrementa l’importo. La variazione dettata dall’indice Istat per il 2021 è pari a 51 centesimi di euro in più rispetto al 2020.

Integrazione al trattamento minimo 2021, limiti reddituali

La pensione minima 2021 è pari a 515,58 euro, cioè 6.702,54 euro annui. Se il pensionato ha una pensione al di sotto di questa soglia, si può aspirare ad ottenere l’aumento. Prendi 500 euro al mese di pensione? Hai diritto a 15,58 euro di integrazione al mese in più. Questo il meccanismo previsto dalla normativa vigente.

Ma non si tratta di una automatismo perché il pensionato deve produrre domanda. Infatti l’integrazione al trattamento minimo è uno dei principali casi di diritti inespressi, cioè quelle somme aggiuntive cui i pensionati avrebbero diritto ma che non sanno di poter richiedere e che non richiedono.

Occorre naturalmente rispettare i requisiti che sono tutti reddituali. Infatti si ha diritto all’integrazione se il richiedente ha un reddito annuo fino a 6.702,54 euro. Nel caso in cui il reddito sia superiore a tale cifra e non sia superiore a 13.405,08 euro, si ha diritto all’integrazione parziale. Questo per pensionato singolo.

Per i coniugati invece le soglie sono fino a 20.107,62 euro per l’integrazione intera e fino a 26.810,16 euro per l’integrazione parziale. Resta fermo il vincolo reddituale personale di 6.702,54 euro o 13.405,08 euro anche per il coniugato.

Integrazione al trattamento minimo, come richiederla?

Una volta appurato che ci si troverebbe nelle condizioni di poter ottenere l’integrazione, occorre presentare domanda. Basta presentare domanda di ricostituzione della pensione per motivi reddituali. La domanda può essere presentata tramite Patronato o per chi ne è munito, tramite credenziali di accesso Inps, Spid, Cie e CNS.

Per chi ne avrebbe avuto diritto anche per gli anni precedenti ma non ha mai provveduto a chiederli, arretrati fino a 5 anni, decorsi i quali scatta la prescrizione. Molto importante per l’integrazione al trattamento minimo, il modello Red. Si tratta della comunicazione annuale dei redditi del pensionato e dei suoi familiari.

Il modello Red è un adempimento obbligatorio soprattutto per chi non presenta dichiarazione dei redditi. Ed è proprio tramite la comunicazione dei redditi che l’Inps determina la continuità di corresponsione del trattamento che nel caso in cui i redditi fossero più elevati, verrebbe revocato fino a nuova comunicazione degli stessi redditi degli anni successivi.