Patrimoniale 2020 per Coronavirus: cos’è, perché se ne parla e come può impattare sugli investimenti

Patrimoniale 2020 per Coronavirus: cos'è, perché se ne parla e come può impattare sugli investimenti

L’arrivo di un emendamento sulla patrimoniale nella legge di bilancio preoccupa gli investitori. Ecco cosa significa la nuova tassa per chi opera sui mercati finanziari e quali sono i possibili margini di applicazione.

Negli ultimi giorni è tornata al centro dell’attenzione la cosiddetta tassa patrimoniale. Si tratta di un provvedimento impositivo che punta a colpire i patrimoni finanziari e immobiliari, con l’obiettivo di chiedere un contributo ai ceti più abbienti, in modo da ottenere nuove risorse da redistribuire verso coloro che sono stati maggiormente colpiti dal coronavirus. Tutto ciò anche considerando che all’emergenza sanitaria si è affiancata la crisi economica, la quale purtroppo rischia di risultare ulteriormente aggravata dal secondo lockdown.

Per molti cittadini il problema di fondo resta però l’identificazione di coloro che potrebbero essere colpiti dal provvedimento. Nel caso in cui i requisiti di assimilazione della platea fossero troppo restrittivi, si rischierebbe infatti di andare a colpire anche gli investitori medi e non solo i cittadini benestanti.

Patrimoniale 2020 e legge di bilancio: cosa prevede l’emendamento

Entrando nel merito dell’emendamento alla finanziaria, la nuova patrimoniale andrebbe a colpire i patrimoni con base imponibile netta superiore a 500mila euro e fino a un milione di euro, con l’applicazione di un’aliquota minima dello 0,2%. L’imposta però sarebbe impostata in modo progressivo e salirebbe allo 2% nel caso di ricchezza oltre i 50 milioni di euro, per superare il 5% oltre il miliardo di euro.

Sostanzialmente, fino a circa un milione e mezzo di euro si andrebbe a concretizzare un contributo di solidarietà, stante che dal calcolo del patrimonio verrebbe esclusa la prima casa (così come già avviene per l’Imu). I detrattori del provvedimento sottolineano però che la ricchezza accumulata dalle famiglie è stata già oggetto d’imposizione fiscale, mentre altre patrimoniali continuano a colpire i residenti italiani.

Tra queste ci sono, ad esempio, l’imposta di bollo sul conto corrente e sugli investimenti, l’Imu e la Tasi sulla casa, oltre al bollo auto. La Cgia di Mestre ricorda che complessivamente queste imposte hanno portato al fisco oltre 45 miliardi di euro. “Rispetto al 1990, il gettito riconducibile alle imposte di possesso sui nostri beni mobili, immobili e sugli investimenti finanziari in termini nominali è aumentato del 400 per cento” evidenzia l’ufficio studi, sottolineando che contemporaneamente “l’inflazione è cresciuta del 90 per cento. In buona sostanza, in oltre 25 anni abbiamo subito una vera e propria stangata“.

Patrimoniale e investimenti alternativi: c’è chi punta ai bitcoin

Mentre la discussione sulla possibile patrimoniale continua a registrare nuove dichiarazioni, tra gli investitori c’è chi sta pensando di puntare agli investimenti alternativi. È il caso riportato da Financial Lounge, che ha intervistato l’esperto di criptovalute Bradley Duke. Investire una parte del proprio patrimonio in cripto rappresenta una mossa che avvicinerebbe monete virtuali come i Bitcoin ai beni rifugio.

Nonostante ciò, è bene fare attenzione ai rischi connessi. L’elevata volatilità di questi strumenti finanziari può infatti comportare perdite anche ingenti in conto capitale. In aggiunta, non è detto che un investimento in bitcoin possa sfuggire a un’eventuale patrimoniale, visto che così come già avviene per i conti correnti esteri anche le criptovalute vanno dichiarate al fisco.

Appare quindi difficile che il legislatore possa escludere questo strumento dal computo dei beni di cui tenere conto per determinare il patrimonio assoggettato a una nuova imposta patrimoniale, anche considerando l’orientamento speculativo che caratterizza questo genere di operazioni. Le criptovalute restano però un interessante strumento di hedging nella gestione di portafoglio, una funzione che può essere espletata anche investendo una piccola parte del proprio portafoglio.

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