Novità pensioni: In pensione 5 anni prima con 62+20 o con 38 di contributi

Novità pensioni: In pensione 5 anni prima con 62+20 o con 38 di contributi

Emendamento alla manovra approvato, scivolo per alcune migliaia di lavoratori.

Nel 2021 ci sarà la possibilità di andare in pensione con ben 5 anni di anticipo rispetto alle normali soglie di pensione anticipata e pensione di vecchiaia.

Lo ha confermato un emendamento alla legge di Bilancio approvato il 23 dicembre a Montecitorio, dalla Camera dei deputati. Si tratta della tanto attesa conferma dell’estensione del contratto di espansione. Ecco di cosa si tratta e a chi si rivolge questi scivolo previdenziale.

Nel 2021 a riposo con 62 anni di età e 20 di contributi

Si potrà andare in pensione 5 anni prima del previsto, e non si tratta di una bufala. Lo prevede il contratto di espansione, misura attiva già nel 2020 ma che dalla nuova legge di Bilancio esce rafforzata e per una platea più vasta di lavoratori.

Dopo il via libera della Camera dei deputati all’emendamento in pratica viene consentita l’uscita dal lavoro a 62 anni con almeno venti anni di contributi o con 38 anni di contribuzione senza limiti di età.

Come è evidente, la prima uscita è destinata a lavoratori che si trovano a 5 anni di distanza dalla pensione di vecchiaia mentre la seconda è destinata a chi si trova a 5 anni dalla pensione anticipata. Scivolo destinato a lavoratori di aziende con almeno 250 dipendenti in organico.

Turnover e sostegno alle aziende

La misura diventa più appetibile di come lo è stata fino ad oggi. Infatti il contratto di espansione passa da essere una misura appannaggio di lavoratori di aziende con minimo 1.000 dipendenti, ad una misura per soggetti a lavoro presso aziende con almeno 250 dipendenti.

La misura secondo il governo dovrebbe essere un valido strumento di aiuto per le imprese in difficoltà per via del Covid e un altrettanto valido incentivo al turnover. La misura inevitabilmente si collega al divieto di licenziamento.

Proprio per evitare che le aziende siano costrette a licenziare a 360 gradi i lavoratori in esubero, la misura si inserisce per ammorbidire la situazione, consentendo anche ad aziende con 250 dipendenti, di mettere a riposo solo i dipendenti più anziani che si trovano a 5 anni dalla quiescenza ordinaria.

L’emendamento è già stato licenziato positivamente e all’unanimità a Montecitorio e si da per scontato il via libera anche di Palazzo Madama.

Niente penalizzazioni per i pensionati

La misura quindi permetterebbe, dietro accordo tra datore di lavoro e lavoratore, una sorta di prepensionamento per chi si trova ad aver completato già il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia e si trova a 5 anni dall’età pensionabile notoriamente fissata a 67 anni.

Si può uscire dal lavoro a 62 anni quindi, con esattamente 5 anni di anticipo e senza penalizzazioni di assegno se si escludono i 5 anni in meno di contribuzione.

E a 38 anni di contributi già maturati può scattare lo scivolo a prescindere dall’età, in collegamento quindi con la pensione anticipata. Anche in questo caso senza penalizzazioni perché l’azienda entrerebbe a riempire i vuoti contributivi per i cinque anni di anticipo.