Autore: Giacomo Mazzarella

Niente contributi a fondo perduto per gli autonomi che prendono il bonus 600 euro

Le due misure sono alternative tra loro e non possono essere percepite entrambe dallo stesso soggetto.

O il bonus da 600 euro o il contributo a fondo perduto, questo ciò che emerge dalla bozza del decreto rilancio. Bozza dicevamo, quindi ancora ipotesi più o meno, anche se c’è chi sottolinea che quella che ieri ha iniziato a fare il giro del web, è probabilmente la bozza definitiva. Lo dimostra anche il fatto che stasera è convocato il Consiglio dei Ministri che salvo nuovi rinvii, dovrebbe partorire il tanto atteso decreto.

Solo allora avremo nero su bianco le misure previste dal decreto, che seguendo quanto accaduto con il decreto Cura Italia, verrà immediatamente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale per diventare operativo. Una misura molto attesa è senza dubbio il contributo a fondo perduto per le imprese e i lavoratori autonomi. Nella bozza del decreto c’è un intero articolo che tratta proprio questo contributo.

Il governo quindi sembra intenzionato ad assecondare le innumerevoli richieste che sono pervenute in queste settimane, soprattutto da associazioni di lavoratori autonomi che sottolineavano come il bonus da 600 euro di marzo sia stato insufficiente e che il decreto liquidità, oltre a prevedere solo prestiti per le imprese, presenta molte difficoltà di istruttoria delle pratiche. Serviva un contributo a fondo perduto vero, cioè soldi che dovevano servire per rilanciare le attività messe in ginocchio dal coronavirus. Ecco come funzionerebbe questo contributo a fondo perduto, che però presenta alcuni paletti da rispettare.

A chi si rivolge il contributo a fondo perduto per partite Iva, aziende, autonomi e professionisti

La misura quindi nasce con l’obbiettivo di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19”. Nella bozza la misura è contemplata dall’articolo 28 che recita in maniera precisa e dettagliata che: “Viene riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”.

Fin qui nessuna anomalia, ma già al comma due si elencano i casi di esclusione dalla misura. Infatti all’articolo 28 comma 2 si legge che:
“Il contributo a fondo perduto di cui al comma 1 non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020, agli enti pubblici di cui all’articolo 74, ai soggetti di cui all’articolo 162-bis del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e ai contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, 38 o 44 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”.

In pratica, nulla da fare per chi ha già percepito il bonus da 600 euro o chi rientra nel nuovo bonus autonomi che sempre il decreto e quindi la bozza di cui parliamo, dovrebbe contenere. O si percepisce il bonus autonomi o si chiede il contributo a fondo perduto.

Ricavi, corrispettivi, fatturato e calcolo del contributo

La misura riguarderà soggetti che hanno ricavi entro la soglia dei 5 milioni di euro. Inoltre, gli importi del contributo varieranno proprio in base alla grandezza dei soggetti richiedenti, dal punto di vista dei ricavi. Il riferimento è a fatturato e corrispettivi relativi agli ultimi due mesi di aprile, cioè il 2019 ed il 2020. Per chi ha ricavi fino a 100mila euro annui nel 2019, il contributo a fondo perduto sarà pari al 25% della differenza tra fatturato e corrispettivi aprile 2019, rispetto a fatturato e corrispettivi aprile 2020. Per chi ha una differenza di 10.000 euro a favore del fatturato 2019, il contributo erogato sarà di 2.500 euro per esempio. La percentuale scende al 20% per chi ha ricavi 2019 tra i 100mila ed i 400mila euro. Infine la percentuale scende al 15% per chi ha ricavi 2019 sopra 400mila e fino a 5 milioni di euro.