Autore: Guido Michelini

Naspi

Naspi, tutto quello che c’è da sapere sull’indennità di disoccupazione

Cos’è la Naspi, a chi si rivolge, come si richiede e come funziona l’indennità per disoccupati Inps

Con Naspi si intende la disoccupazione indennizzata Inps. Infatti Naspi è l’acronimo di Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego. Si tratta di un ammortizzatore sociale che offre sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. Vediamo nello specifico a chi si rivolge la Naspi, quali requisiti bisogna avere per rientrare nell’ammortizzatore, quanto si prende e per quanto tempo.

Naspi, la platea dei beneficiari

Una nuova prestazione, questa è la Naspi, l’indennità per disoccupati Inps che nasce dal Jobs Act del primo Governo Renzi e che ha sostituito tutte le altre indennità per disoccupati prima previste, come la disoccupazione ordinaria, la requisiti ridotti, la Aspi e la Mini Aspi.

La Naspi copre la stragrande maggioranza dei lavoratori subordinati. Infatti esclusi dal perimetro di applicazione di questo ammortizzatore sociale ci sono solo i lavoratori agricoli, per i quali l’Inps eroga uno speciale trattamento che si chiama “disoccupazione agricola” e i collaboratori, per i quali sempre l’Inps eroga la Dis-Coll.

Esclusi sono anche i lavoratori dello Stato, i Dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato. Rientrano nella Naspi quindi, tutti i lavoratori dipendenti, i lavoratori pubblici con contratti a termine, gli apprendisti, i soci di cooperativa e il personale artistico, entrambi con contratto di lavoro subordinato.

Naspi, i requisiti necessari per la disoccupazione indennizzata INPS

Il primo requisito fondamentale per poter percepire la Naspi è la perdita involontaria del posto di lavoro. Infatti non si può fare domanda di indennità per disoccupati nel caso in cui la perdita di lavoro sia dettata da libera scelta del lavoratore, come nel caso delle dimissioni.

Per quest’ultimo caso, cioè quello delle dimissioni, se esse vengono date dal lavoratore per giusta causa, la Naspi può essere comunque percepita (mancato pagamento di più stipendi, mobbing o negazione di diritti imprescindibili sono tra le giuste cause di dimissioni).

Pertanto, possono accedere alla Naspi i lavoratori che sono stati licenziati dal datore di lavoro, anche con procedure di licenziamento collettivo, anche per licenziamenti concordati e per dimissioni a cui l’Ufficio Territoriale del Lavoro conferma valida la giusta causa. Anche la risoluzione consensuale non da diritto alla Naspi, a meno che questa non sopraggiunga da risoluzione consensuale nell’ambito di una specifica procedura conciliativa.

Possono essere ammessi alla fruizione della Naspi sia i lavoratori licenziati per motivi disciplinari, sia quelli che abbiano accettato l’offerta economica del datore di lavoro. Un requisito fondamentale è quello delle 13 settimane di contribuzione versata nei 4 anni precedenti la data in cui si perde involontariamente il lavoro.

Inoltre è necessario che nei 12 mesi che precedono la perdita del lavoro, bisogna avere almeno 30 contributi giornalieri versati, cioè 30 giornate effettive di lavoro.

Naspi, cosa devono fare i beneficiari

Per percepire la Naspi è necessario anche dichiararsi immediatamente disponibili a frequentare e partecipare alle iniziative che i Centri per l’Impiego predispongono per i disoccupati nonché a ricercare immediatamente, sempre tramite gli Uffici di Collocamento, una nuova occupazione.

Si tratta della Did, la dichiarazione di immediata disponibilità che i richiedenti la Naspi devono sottoscrivere. Al riguardo occorre ricordare che la sola presentazione della domanda di Naspi equivale alla sottoscrizione di questa Dichiarazione di immediata disponibilità.

Nei 15 giorni successivi alla presentazione della domanda il beneficiario della Naspi (o meglio, il richiedente), deve obbligatoriamente presentarsi presso il proprio Centro per l’Impiego per la stipula del patto di servizio personalizzato.

Naspi, quando dura?

La Naspi è erogata mese per mese al disoccupato per un periodo non superiore alla metà delle settimane lavorate dei 4 anni precedenti la perdita del lavoro. I periodi precedenti di contribuzione, che hanno dato luogo ad altre indennità per disoccupati, comprese quelle che hanno preceduto la Naspi (Aspi e Mini Aspi per esempio), non possono essere utilizzate per l’indennità.

La disoccupazione indennizzata viene erogata a partire dall’ottavo giorno successivo al licenziamento, se la domanda è presentata entro 8 giorni dalla data di licenziamento. Per presentazioni tardive, la Naspi scatta dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda. La Naspi non è più richiedibile decorsi 68 giorni.

Naspi, il calcolo della prestazione

I 4 anni che precedono la data in cui si perde il lavoro sono importanti anche ai fini del calcolo della prestazione. Infatti la Naspi viene erogata in misura pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali che il disoccupato e richiedente la Naspi ha avuto negli ultimi quattro anni.

C’è un vincolo però che è quello dell’importo massimo. Infatti, se l’indennità Naspi calcolata ad un disoccupato sulla media delle retribuzioni prima citate, è pari o inferiore ad un importo fisso che viene rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT, che per il 2020 è pari a 1.227,55 euro, la Naspi spettante viene calcolata in maniera diversa.

La Naspi in questo caso è pari al 75% di 1.227,55 euro, sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile imponibile e il suddetto importo. In ogni caso per il 2020 la Naspi non potrà essere superiore a 1.335,40 euro al mese. L’importo della Naspi cala a partire dal quarto mese di beneficio ed in misura pari al 3% al mese progressivo.

Come presentare domanda di Naspi

Per fruire dell’indennità i disoccupati sono tenuti a presentare apposita domanda all’INPS ed in via telematica. Si può presentare tramite credenziali di accesso ai servizi online dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, collegandosi al sito INPS e accedendo alla sezione prestazioni dell’area My Inps. Serve alternativamente, il Pin dispositivo, la carta Nazionale dei Servizi, lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o la Carta di identità elettronica. Professionisti abilitati e Patronati sono le alternative al fai da te telematico.

Naspi, decadenza e sospensione

Un beneficiario a cui la Naspi è stata assegnata può vedersela sospesa nel caso in cui lo stesso beneficiario non resti più disoccupato per via di una nuova occupazione o per l’avvio di un’attività di tipo autonomo o parasubordinato.

Se queste attività non saranno superiori a 6 mesi, occorre comunicare a INPS il reddito annuo presunto entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. In sostanza si decade dal beneficio della Naspi nel momento in cui di da il via ad una attività lavorativa subordinata da cui derivi un reddito annuale superiore al reddito previsto per la no tax area, cioè 8150 euro circa.

Per quanto riguarda la Did e le attività dei Centri per l’Impiego, si può decadere dalla Naspi nel caso in cui ci si rifiuti di partecipare alle cosiddette politiche attive per il lavoro di cui si è preso impegno con la Dichiarazione di immediata disponibilità.

Si decade dalla Naspi anche per mancata accettazione di un’offerta di lavoro il cui livello retributivo sia superiore almeno del 20% dell’importo lordo dell’indennità.