Autore: Giacomo Mazzarella

Disoccupazione - Sussidi di disoccupazione

Naspi e licenziamento a seguito di accordo collettivo, le specifiche dell’Inps

Nuovo messaggio dell’Istituto che chiarisce tutti gli aspetti relativi ai lavoratori che dovrebbero richiedere la Naspi dopo questa forma di licenziamento

La Naspi è l’indennità di disoccupazione che l’Inps concede ai lavoratori che perdono involontariamente il loro posto di lavoro. La Naspi viene erogata anche a coloro che perdono il posto di lavoro con la risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale.

Ma questa tipologia di perdita del posto di lavoro prevede alcuni adempimenti particolari per i lavoratori in funzione della domanda di Naspi da presentare all’Inps. E proprio l’Istituto ha deciso di chiarire tutti questi aspetti tramite un nuovo messaggio ufficiale pubblicato sul suo sito istituzionale.

Cosa dice l’Inps nel messaggio 4464/2020

Il messaggio chiarificatore dell’istituto è il n° 4464 del 26 novembre scorso. Il messaggio fa seguito ad una precedente circolare (si tratta della n° 111 del 29 settembre 2020) in cui furono già fornite delucidazioni e indicazioni in merito all’accesso alla Naspi quando il licenziamento scaturiva dalla risoluzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale.

Nel messaggio dell’Inps si legge che “Ai fini dell’accesso all’indennità di disoccupazione Naspi si richiede, quale presupposto, che la cessazione del rapporto di lavoro sia intervenuta involontariamente e che quindi l’assicurato possa fare valere lo stato di disoccupazione involontario” , e questo in pratica è la conferma del principale requisito da detenere per poter percepire la Naspi che è quello della perdita involontaria del lavoro. Un licenziamento a seguito di accordo aziendale poteva dare dubbi interpretativi dal momento che quando si parla di accordo, si sottintende che anche il lavoratore abbia dato l’assenso al licenziamento e quindi alla perdita del lavoro che tanto involontaria non è.

L’Inps specifica però che la Naspi è riconosciuta “anche nelle ipotesi di dimissioni per giusta causa e di risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall’articolo 1, comma 40, della legge 28 giugno 2012, n. 92”.

La risoluzione a seguito di accordo collettivo con l’azienda non è l’unico caso di apertura alla Naspi a seguito di perdita del lavoro più o meno volontaria.

I chiarimenti dell’Inps fugano i dubbi interpretativi

L’Inps nel suo messaggio richiama pure ad un interpello del Ministero del Lavoro emanato già nel 2015, quando entrò in vigore la Naspi. Nel documento del Ministero del Lavoro si specificò che per il licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione nulla ostacolava la possibilità di concessione della Naspi al lavoratore.

L’Inps quindi conferma che a seguito di accordo collettivo, il licenziamento è possibile e non preclude la richiesta di Naspi da parte del lavoratore. Serve però un particolare adempimento in sede di presentazione della domanda.

“Per accedere alla Naspi, i lavoratori che cessano il rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale stipulato dalle organizzazioni sindacali, avente ad oggetto un incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro medesimo, sono tenuti, in sede di presentazione della domanda di indennità Naspi, ad allegare l’accordo collettivo aziendale di cui sopra, nonché, qualora l’adesione del lavoratore non si evinca dall’accordo medesimo, ma sia contenuta in altro documento diverso dallo stesso, la documentazione attestante l’adesione al predetto accordo”, questo ciò che in definitiva l’Inps chiede ai lavoratori che intendono richiedere la Naspi avendo perduto il lavoro a seguito di accordo collettivo.

Per approfondire leggi anche: Contratto a tempo determinato e Naspi, le regole per la disoccupazione