Naspi, come cambieranno i requisiti con la riforma degli ammortizzatori

Nel grande contenitore della riforma degli ammortizzatori sociali del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, anche la Naspi verrà rivisitata.

La chiamano già riforma degli ammortizzatori sociali, ma a guardare bene può essere benissimo considerata, vista la portata, una riforma del settore lavoro e previdenza. Il governo e soprattutto il Ministro del Lavoro Andrea Orlando, sono all’opera per riscrivere le normative relative agli ammortizzatori sociali ed alle politiche sul lavoro.

Ed anche la Naspi, cioè la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego rischia di essere drasticamente ritoccata. Quella che a tutti gli effetti è la misura unica erogata dall’Inps a chi perde involontariamente il proprio lavoro, potrebbe essere rivisitata anche dal punto di vista dei requisiti.

Cosa potrebbe cambiare per la Naspi

Anche la Naspi, l’indennità per disoccupati dell’Inps cambierà aspetto con la riforma su cui il governo è all’opera. Potrebbero cambiare i requisiti di accesso e le modalità di riconoscimento del diritto all’indennità.

Parliamo ancora di ipotesi dal momento che la riforma è in lavorazione, ma già si può delimitare il perimetro entro cui la misura verrà ritoccata. Infatti gira già una bozza della riforma, anche se non ufficiale. Per esempio, sul quotidiano Il Messaggero sono emersi alcuni dettagli della bozza, approfonditi dal quotidiano romano.

Naspi e riforma degli ammortizzatori, cosa cambierebbe?

In base a questa anteprima di bozza della riforma il restyling della Naspi produrrebbe una misura che, almeno dal punto di vista dei requisiti, potrebbe diventare più facile da percepire, più appetibile e con vincoli meno rigidi rispetto al suo apparato normativo odierno.

Estendere la platea di beneficiari, questo sembra essere l’obbiettivo del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Probabilmente si interverrà sulla riduzione del 3% al mese a partire dal 4° mese di fruizione. Inoltre potrebbero cambiare i parametri che oggi impongono, per la durata della misura e per il suo importo, di guardare al quadriennio precedente.

Oggi infatti la Naspi dura la metà delle settimane di lavoro effettuate nei 4 anni che precedono l’ultima interruzione del rapporto di lavoro. E sempre la media delle retribuzioni percepite nei 4 anni precedenti la data di perdita del posto di lavoro, è alla base del calcolo della naspi spettante.

Estendere la platea dei beneficiari poi sarebbe importante, perché occorre ricordare che oggi hanno accesso alla Naspi, i lavoratori dipendenti del settore privato, gli apprendisti, i soci lavoratori subordinati delle cooperative, il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato e i lavoratori precari delle PA.

Per contro la Naspi è negata ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato delle PA, agli operai agricoli sia a tempo determinato che a tempo indeterminato, ai lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, ai lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o per la pensione anticipata ordinaria.

Non si sa ancora dove e su cosa andrà a mettere mano la riforma, fatto sta che probabilmente solo gli importi non verranno ritoccati da questo restyling.