Maternità Inps: 5 mesi di congedo dopo il parto, come funziona?

Possibile sfruttare la maternità di 5 mesi dopo il parto, ecco come fare.

Dall’Inps una nuova circolare sul congedo per maternità dopo il parto e fino a 5 mesi. Si tratta della novità introdotta dalla legge 145/2019, la manovra economica del Governo Conte Uno, quello a trazione grillina e leghista. In materia di congedo per maternità, quella manovra andò ad implementare il Testo Unico sulla maternità, con una norma che consentiva alle lavoratrici madri, di poter scegliere di sfruttare i 5 mesi di congedo obbligatorio, tutti, dopo il parto. Una facoltà soggetta però, al rispetto di una serie di determinate e precise condizioni. Vincoli e regole che l’Inps ha deciso di chiarire tramite una circolare emanata il 12 dicembre e pubblicata come di consueto, sul portale ufficiale dell’Istituto, «Inps.it».

Congedo per intero post partum

Dal 2019 esiste quindi, la possibilità delle lavoratrici alle prese con una gravidanza, di optare per il congedo di maternità fruibile per intero, dopo la nascita del proprio figlio. In alternativa al classico meccanismo delle maternità obbligatoria, con il congedo di cinque mesi che si percepisce dai due mesi precedenti ai tre mesi successivi al parto, la novità concede alla madre, di poter lavorare fino alla data dell’evento, per poi andare in congedo per cinque mesi ininterrottamente, dopo la nascita.

Una opzione che è assoggettata al parere del medico specialista che segue la donna durante la fase di gestazione, il ginecologo riconosciuto dalla Asl e dal Servizio Sanitario Nazionale. In pratica, per poter scegliere di sfruttare la gravidanza dopo il parto, deve essere il medico a sancire tramite opportuni certificato, che tale scelta non metta in pericolo la gravidanza, la salute della madre e l’incolumità del nascituro.

Congedo di maternità post partum: Come fare?

Il certificato medico necessario alla madre che volesse scegliere la nuova via di un congedo di maternità post partum, deve essere prodotto una volta entrati nel settimo mese di gestazione, quando comunemente si dovrebbe entrare nei due mesi di astensione obbligatoria antecedenti il lieto evento.

Ed è in quella circostanza che la lavoratrice deve presentare richiesta all’Inps. La domanda è irreversibile, dal momento che una volta scelta questa via, se si entra nell’ottavo mese di gravidanza, non si può più tornare indietro. Nella malaugurata ipotesi che sia necessario, per via della gravidanza, fare un passo indietro e scegliere la via canonica, la lavoratrice deve presentare nuova domanda di maternità ed iniziare l’astensione prima per parto, sfruttando i restanti mesi di congedo, dopo la nascita.

Nel caso di maternità a rischio, quella che molte donne sfruttano grazie all’istituto dell’astensione facoltativa, l’opzione può comunque essere utilizzata. In questi caso però, occorre che, con l’interruzione dell’astensione facoltativa, si provvede al rientro nel posto di lavoro fino alla data del parto, per poi tornare ad assentarsi per i cinque mesi successivi al parto. Una cosa che si deve sottolineare è che la data utile al via di queste fattispecie di situazioni collegate alle maternità, è sempre quella di parto presunto.