Autore: B.A

Licenziamento - Datore di lavoro - Lavoro - Dipendente

8
Apr

Malattia del lavoratore: come viene pagata? Differenze tra settori e regole

Giorni di assenza, certificati medici, periodo di comporto e tutto quello che occorre sapere sull’istituto della malattia per il lavoratore

Quanti giorni ci si può assentare dal lavoro in caso di malattia e chi eroga lo stipendio in questi giorni sono domande assai frequenti su un istituto che ha regole particolari e spesso differenti tra settori di lavoro. Vediamo nello specifico di fugare tutti i dubbi che lo riguardano, a partire dalle modalità di pagamento dell’indennità da parte del datore di lavoro e dell’Inps.

La malattia in sintesi

Quando un lavoratore si assenta per malattia ha l’obbligo di comunicarlo tramite certificato medico al datore di lavoro. In caso di malattia infatti, viene meno in capo al lavoratore, l’obbligo di presentarsi al proprio posto di lavoro. Per le malattie brevi è necessario che il proprio medico curante invii il certificato all’Inps in via telematica mentre al datore di lavoro va inviata una semplice comunicazione di malattia. Questo per via delle recenti novità in materia che hanno fatto diventare l’Inps l’Ente preposto oltre che a ricevere le comunicazioni telematiche per malattia, anche quello adibito ai controlli tramite le visite fiscali domiciliari. Quando la malattia richiede un periodo di guarigione superiore a 10 giorni o quando l’evento si sia ripetuto per la seconda volta entro un anno dal primo (malattia, diagnosi e guarigione identiche), occorre ottenere il certificato medico dalle Asl.

Il pagamento

Il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro ed a ricevere una indennità per tutti i giorni di malattia. L’Inps è l’Ente preposto a pagare la malattia, fatta eccezione per il cosiddetto periodo di carenza che è corrispondente ai primi 3 giorni di assenza che sono a carico del datore di lavoro. L’Inps eroga solo una parte dello stipendio giornaliero, perché la parte eccedente viene erogata sempre dal datore di lavoro. In pratica al lavoratore spetta il 100% della retribuzione in ogni caso, con il 50% erogato dall’Inps dal quarto al ventesimo giorno di malattia. Per i giorni successivi, cioè dal ventunesimo al centottantesimo giorno l’Inps eroga il 66.66% di stipendio. Naturalmente è sempre il datore di lavoro ad anticipare i soldi della malattia, perché sarà poi lui a risolvere tramite conguagli con l’Inps le quote spettanti.

Il periodo di comporto

Ci siamo fermati a 180 giorni di malattia perché questa è la soglia del cosiddetto periodo di comporto. Il lavoratore in malattia come dicevamo ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. Tale diritto decade nel momento in cui si superino i 180 giorni e si superi il cosiddetto periodo di comporto. In pratica si può essere licenziati, salvo Contratti Collettivi che indichino regole diverse, solo dal 181° giorno di malattia, sia consecutivamente (comporto secco) che per cumulo di periodi di malattia in un determinato arco temporale (comporto per sommatoria). Il periodo in cui si conserva il posto di lavoro può essere allungato di 6 mesi dopo i 180 giorni canonici, ma in questo caso solo a richiesta del lavoratore e tramite l’istituto dell’aspettativa non retribuita.

Differenze tra settori di lavoro

Come per il periodo di comporto, anche le percentuali di malattia spettanti ad Inps e datore di lavoro rispetto allo stipendio giornaliero da erogare variano in base ai CCNL di riferimento. Nel settore Turismo e Pubblici Esercizi per esempio, l’Inps deve erogare l’80% della retribuzione dal 4° al 180° giorno di malattia ed i primi 3 giorni di malattia sono dovuti dal datore di lavoro sempre al 100% ma solo se la malattia superi i 7 giorni di assenza. Per il calcolo della retribuzione è necessario fare riferimento a quella imponibile ai fini previdenziali, cioè comprensiva anche degli importi relativi ai compensi e gli emolumenti che hanno carattere ricorrente ma non rientrano nei normali periodi di paga. In pratica la retribuzione imponibile di riferimento è quella totale ad esclusione delle indennità sostitutive di preavviso e ferie.