Lavoro, welfare e pensioni: anche Visco ricorda lo squilibrio tra i generi

I nuovi aggiornamenti sul gender gap arrivano da Banca d’Italia e mettono in evidenza il grave impatto della vicenda rispetto alla vita lavorativa delle donne, oltre che al loro accesso alla quiescenza.

Le ultime novità su welfare, lavoro e pensioni vedono emergere nuove importanti prese di posizione rispetto al tema delle differenze di genere. A ritornare sulla vicenda è stato in particolare il Presidente di Banca d’Italia Ignazio Visco, ricordando il grave impatto del gender gap sulle carriere lavorative delle donne. Oltre a ciò, in Italia si evidenzia un grande squilibrio nella gestione delle responsabilità familiari. Il tutto con gravi conseguenze non solo durante la carriera lavorativa, ma anche quando arriva il momento di accedere alla pensione.

Visco (Banca d’Italia): il welfare italiano “tende a riflettere e ad alimentare lo squilibrio tra i generi”

Anche il governatore della Banca d’Italia punta il dito contro le differenze di genere e gli squilibri che continuano a persistere nella gestione delle “responsabilità familiari”. Il tema è emerso durante l’intervento di Ignazio Visco al convegno organizzato dalla rivista specializzata “Economia Italianarispetto al tema del gender gap. Secondo il primo dirigente di Bankitalia, “i dati istat indicano che meno di un bambino su quattro ha la possibilità di frequentare un asilo nido pubblico”.

Risulta quindi chiaro l’effetto dovuto alla mancanza di servizi pubblici e privati. Oltre a questo aspetto, bisogna poi considerare “il fattore di natura culturale consistente nell’asimmetria nella ripartizione dei compiti di cura” prosegue Visco, spiegando così un livello di fecondità tra i più bassi nell’Unione Europea.

Visco: “donne principali fornitrici di servizi di cura”

Stante la situazione, nel proprio discorso Visco ha poi ricordato che all’interno del Paese “le donne sono le principali fornitrici di servizi di cura e come tali sono ancora percepite”. La differenza appare evidente con Paesi come la Svezia, dove solo l’11% delle persone ritiene che il ruolo della donna sia più importante nell’accudimento dei figli. Resta quindi evidente perché rispetto ad altre realtà nella nostra penisola le donne si trovino ad essere molto più impegnate nelle attività di cura piuttosto che nell’occupazione sul mercato, evidenzia il Governatore di Banca d’Italia.

Il problema del gender gap a livello di welfare e pensioni

Il tema del gender gap nel welfare e nel comparto previdenziale non è nuovo e rappresenta purtroppo un vero e proprio fardello che il nostro Paese deve affrontare a livello individuale e collettivo. Le differenze di genere, ben evidenziate anche dal governatore Visco, si sviluppano durante la vita lavorativa e continuano a generare i propri effetti anche quando arriva la fase di ingresso nella pensione.

Le regole di accesso all’Inps non tengono infatti debitamente conto del lavoro di cura svolto dalle donne in famiglia e penalizzano quindi la maturazione dell’agognato assegno pensionistico. Così, oltre ad avere carriere discontinue e stipendi più bassi, alle donne spetta anche di andare in pensione più tardi e con importi inferiori alla media nazionale. Risulta quindi ovvio che un intervento in grado di ripristinare l’equilibrio non possa essere ulteriormente procrastinato.