Autore: B.A

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Lavoratori stranieri, i numeri della sanatoria, più badanti che braccianti

Poche le domande dal settore agricolo, la maggior parte delle richieste dal settore domestico.

La sanatoria migranti, o sanatoria lavoratori stranieri, come è stata ribattezzata, non è partita come ci si aspettava. Niente corsa alla sanatoria dei migranti e soprattutto, niente corsa a recuperare i lavoratori agricoli di cui i campi dei raccolti sembravano carenti prima del provvedimento per cui la Bellanova pianse.

Tutti ricordano le lacrime del Ministro dell’agricoltura, Teresa Bellanova che fu la promotrice della sanatoria. Una misura che è stata inserita nel decreto Rilancio e che sembra non abbia avuto, al momento, gli effetti sperati.

Sanatoria lavoratori stranieri, come sta andando?

“Nei campi nessuna corsa alla regolarizzazione, nessun grande numero”, questo quello che dice la Coldiretti e che è confermato anche dalle altre associazioni di categoria. Se il provvedimento fu varato per la necessità di fornire manodopera agricola alle aziende, per i raccolti estivi, al momento il risultato del provvedimento per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri inserito nel dl Rilancio, sembra non essere all’altezza della aspettative.

Numeri alla mano infatti, sono poche le domande di regolarizzazione collegate al lavoro agricolo. Sulle 32mila domande pervenute, secondo i dati del Viminale, solo il 13% riguarda lavoratori agricoli. Il grosso delle domande riguarda colf e badanti. In pratica, al momento, la sanatoria dei migranti sembra abbia favorito quasi esclusivamente l’emersione del lavoro nero di colf e badanti.

Le aziende agricole non hanno usufruito della sanatoria lavoratori stranieri

Probabilmente, il fatto che le aziende agricole non hanno usufruito della sanatoria lavoratori stranieri prevista dal decreto Rilancio, ha spinto il governo a decidere di intervenire. Infatti la facoltà di regolarizzare i lavoratori stranieri è stata prorogata di un mese, dal 15 luglio al 15 agosto, che diventa il termine ultimo per fare richiesta.

I motivi di questo funzionamento al rallentatore del provvedimento potrebbe essere addebitabile a burocrazia e scelta politica. Infatti secondo ciò che riporta il «Fatto Quotidiano», potrebbe essere stata la decisione di «mettere nelle sole mani del datore di lavoro la possibilità di fare richiesta», uno dei motivi dello scarso appeal che la misura sembra aver prodotto.

Inoltre, anche il decreto ministeriale che avrebbe dovuto stabilire l’entità del contributo forfettario dovuto dal datore di lavoro per le somme pregresse non versate in caso di emersione del lavoro nero, è alla base dello scarso utilizzo dello strumento. Infatti sempre stando a quanto riporta il quotidiano, il decreto non è ancora stato varato.

Regolarizzazione stranieri, dagli interni si dicono fiduciosi

Sono in costante crescita ma ancora lontani dai 300.000 stranieri che sarebbero dovuti essere regolarizzati, questo ciò che sottolinea il Viminale. Sono solo due settimane quelle passate dal via del provvedimento e c’è fiducia che la misura cresca con il passare dei giorni.

Nei primi 14 giorni dall’apertura della procedura telematica per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri, le domande arrivate al Ministero degli Interni sono state 32mila di cui 23.950 già perfezionate e 7.762 in corso di lavorazione.

Ma se sui numeri c’è fiducia, fa specie il fatto che i braccianti agricoli, categoria per la quale era pensato il provvedimento, sono una piccolissima parte dei nuovi regolarizzati.