Autore: B.A

Lavoro

Lavoratori stagionali e Naspi: finita la stagione estiva, Naspi corta o addirittura assente

Il turismo ha risentito fortemente della crisi Covid e adesso le conseguenze le pagheranno i lavoratori in materia Naspi.

Non devono certo trarre in inganno le immagini della movida, delle spiagge affollate e degli alberghi pieni che spesso hanno fatto il giro della televisione per confermare la tesi di qualcuno che voleva mettere in risalto la irresponsabilità di molti italiani. Il settore turistico, quello delle attività ricettive, quello della ristorazione e dei bar, ha subito pesantemente la grave crisi economica per il Covid.

La stagione è stata probabilmente salvata da luglio (meno) e agosto, ma non si può certo dire che sia stata una stagione di grandi guadagni per le strutture di questi settori. E a specchio, la situazione non è stata certo positiva per i milioni di lavoratori dipendenti di queste strutture.

Per questi inoltre, adesso c’è da fare i conti con la Naspi, l’indennità per disoccupati involontari che l’Inps eroga a chi perde il lavoro, e che i lavoratori stagionali percepiscono ogni anno per via della stagionalità delle loro attività lavorative.

Molti stagionali sono rimasti senza lavoro e adesso senza Naspi

Prima il lockdown che ha costretto le strutture, soprattutto quelle delle località turistiche a restare chiuse fino a giugno inoltrato. E poi le regole restrittive imposte dal governo, a ragione, per contrastare i contagi da Covid.

La ripartenza vera, anche se meno degli altri anni si è avuta ad agosto, perché inizialmente molti italiani erano titubanti sul come e se andare in vacanza e sul come e se andare a mangiare fuori o uscire per andare al bar. Tutte situazioni che hanno costretto in molti casi i gestori delle attività ricettive, a tagliare parte del personale che avevano adoperato negli anni precedenti, prima del Covid.

E così dove prima c’erano 10 camerieri, anche per paura di non tornare a riempire il locale, o anche solo per via della riduzione dei coperti, i camerieri sono diventati al massimo 5. E così che molti lavoratori stagionali sono rimasti senza la parte importante del loro reddito annuale, quella della stagione estiva.

E questi mesi di lavoro per questi lavoratori sono fondamentali anche per percepire la Naspi, che come si sa, è collegata ai mesi di lavoro svolti (in Naspi per la metà delle settimane lavorate). Niente assunzione, niente mesi di lavoro e quindi niente Naspi, con alcuni stagionali ridotti alla fame.

Molti stagionali hanno lavorato per pochi mesi e percepiranno pochi mesi di Naspi

Non è andata gran ché meglio a chi ha avuto la fortuna di trovare un lavoro, magari solo per i mesi di luglio e agosto. Stagioni estive che in genere durano anche 5 mesi, sono state ridotte a soli due mesi. E questo significa che adesso che le stagioni estive sono terminate, a questi lavoranti spetterà solo un mese di Naspi.

Questo perché la disoccupazione indennizzata Inps prevede il pagamento di una indennità pari alla metà delle settimane lavorate nel quadriennio precedente, senza considerare però i periodi che sono stati già utilizzati per le disoccupazioni degli anni precedenti. Gli stagionali che hanno potuto lavorare in questi poco più di due mesi di stagione turistica estiva, potranno ottenere così poco più di un mese di Naspi. E il reddito di questi soggetti si abbassa considerevolmente.

I sindacati monitorano la situazione, aspettando aiuti dal governo

Daniela Ricchetti della Filcams sul quotidiano toscano “La Nazione” ha denunciato queste situazioni che sembrano sottovalutate o che sembrano non interessare nessuno ai vertici della politica italiana. La Richetti denuncia la perdita di contributi dovuta agli impieghi in nero e grigio, e al taglio dell’occupazione.

La rappresentante della Cgil fa uno spaccato di quello che è accaduto in Versilia, dove a suo dire (ma sono numeri confermati dalle statistiche), una volta erano 12.000 i lavoratori stagionali impiegati nelle strutture. Per la Richetti, molti di questi lavoratori avrà grossi problemi anche con la Naspi, l’indennità di disoccupazione stagionale.

Ma sono problemi che si riverseranno sull’economia in generale della zona, se il discorso rimane alla Toscana, e in tutta Italia dal momento che le problematiche degli stagionali non hanno fatto distinzione di zone. Si tratta di una valanga di redditi che si traducevano in consumi e quindi redditi indotti, che questo inverno non ci saranno.

«Ci sono stati molti meno contratti stagionali che in passato, e anche per periodi più brevi. Molti hanno finito di lavorare il 31 agosto, quindi non avranno stipendi e contributi nemmeno a settembre. Hotel e ristoranti che potevano usufruire degli ammortizzatori sociali non hanno fatto assunzioni di stagionali. Molte attività non hanno riaperto o hanno lavorato a ritmo ridotto. Il sindacato ha dovuto aprire molte pratiche di cassa integrazione, e le richieste di assistenza dei lavoratori stagionali sono state enormi», questo l’allarme della sindacalista.

«Ovviamente ci saranno effetti pesantissimi sulla Naspi, che viene retribuita sulla base delle settimane di contributi versati. L’effetto sugli stagionali sarà doppio, tra chi subirà una forte decurtazione dell’assegno, e chi non riceverà nulla come quelli che non sono stati chiamati, o hanno lavorato solo in nero. Ci aspettiamo una crescita delle consuete vertenze di lavoro a fine stagione, perché con la crisi del Covid il lavoro nero o grigio è aumentato. Parlo di chi faceva 60 ore a settimana, ma riceveva contributi solo per 20. L’elusione contributiva è un disastro, per la Naspi invernale», così ha completato il discorso la rappresentante della Filcams.