Autore: B.A

Coronavirus

Lavoratori, rientro dalle ferie, le regole Covid

Cosa deve fare il lavoratore di rientro dalle ferie.

Già da lunedì prossimo per molti lavoratori sarà tempo di rientrare in servizio, di riprendere i loro posti di lavoro. E sarà così anche per le prossime settimane, quelle di fine agosto e inizio settembre. Ma sarà un rientro stano quest’anno, naturalmente per via del Covid. Come sono state strane le ferie, così immancabilmente saranno strani i rientri. Perché lo vediamo adesso, approfondendo le cose che i lavoratori dovranno fare per rientrare sul posto di lavoro.

Il rientro al lavoro, cosa occorre sapere?

La fine del mese di agosto segnerà per molti il rientro al lavoro dopo il periodo di ferie. Molti hanno scelto di restare in Italia per trascorrere le proprie vacanze, ma molti, nonostante i suggerimenti di evitare l’estero, sono andati in vacanza fuori dai confini nazionali.

E saranno proprio loro, i vacanzieri di oltre confine, a dover fare i conti, adesso che è il momento di ritornare al lavoro, con le prescrizioni imposte dallo Stato Italiano. Si tratta delle regole da seguire al rientro tanto da Paesi UE che da Paesi extracomunitari.

Naturalmente per i Paesi dell’area UE, salvo alcuni casi specifici, le prescrizioni sono nettamente meno rigide rispetto ai rientri da Paesi extracomunitari. Si tratta come è normale che sia, di prescrizioni dettate dalla necessità di contenere il rischio di una seconda ondata di contagi da COVID-19.

Le regole per il rientro al lavoro

Per chi ha soggiornato in Italia nessun problema, del momento che non esistono vincoli a spostamenti tra Regioni nella penisola. Pertanto, nessuna limitazione è imposta per coloro che hanno trascorso le ferie in Italia e si apprestano a fare ritorno nel loro comune di residenza e lavoro.

Per l’estero invece è differente, con il Ministero degli esteri che ha pubblicato sul sito ufficiale il vademecum da seguire. Lo stesso che è stato pubblicato anche sul sito dell’unità di crisi della Farnesina. Per informazioni infatti il sito di riferimento sia prima che dopo i viaggi è «viaggiaresicuri.it».

Chi rientra da Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda del Nord, Andorra, Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano, non avranno bisogno di alcuna autocertificazione, non sono soggetti a quarantena e potranno fare rientro a casa e al lavoro alla stregua dei vacanzieri interni allo stivale.

Diverso il caso per chi rientra da Romania e Bulgaria, per i quali scatterà tampone e quarantena obbligatoria. Al rientro in Italia, per chi ha soggiornato nei 14 giorni precedente in uno dei due Paesi Balcanici, occorrerà rispettare le indicazioni.

Per chi rientra da Malta, Grecia, Croazia e Spagna, l’ingresso è consentito solo dietro presentazione di un’autocertificazione in cui si afferma che nelle 72 ore precedenti l’arrivo in Italia l’interessato si è sottoposto al test COVID-19 a mezzo di tampone con esito negativo. In alternativa occorre fare l’esame entro 48 ore dal rientro in Italia, e tornare al lavoro solo a negatività del test ottenuta.

Obbligatorio resta informare immediatamente del proprio rientro nel paese il Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio oltre naturalmente a segnalare all’USL l’insorgenza di sintomi.

Possono fare ingresso in Italia coloro che hanno soggiornato in Australia, Canada, Georgia, Giappone, Nuova Zelanda, Ruanda, Repubblica di Corea, Thailandia, Tunisia, Uruguay, ma devono essere sottoposti a quarantena obbligatoria.

È vietato l’ingresso in Italia a tutti coloro che nei 14 giorni precedenti abbiano transitato o soggiornato in Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Colombia, Kosovo, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana e Serbia.

Altri divieti e vincoli

All’arrivo in Italia è vietato utilizzare i mezzi di trasporto pubblici per raggiungere l’abitazione o il luogo diverso in cui si trascorrerà l’isolamento. Occorre ricordare che i divieti non si applicano a chi rientra in Italia e che aveva la residenza anagrafica in data antecedente al 9 luglio 2020, oppure al 13 luglio 2020 per chi è stato in Colombia, o ancora al 16 luglio per chi è stato in Kosovo, Montenegro e Serbia.

Al rientro in Italia per tutti è obbligatorio sottoporsi a quarantena, sorveglianza sanitaria e compilare un’apposita auto-dichiarazione in cui indicare la motivazione che ammette l’ingresso sul territorio nazionale.

Va specificato infine che è fatto divieto di ingresso in Italia anche a chi è risultato positivo al Covid nei 14 giorni antecedenti il viaggio o chi negli 8 giorni antecedenti, ha mostrato febbre pari o superiore a 37,5 gradi accompagnata da brividi, difficoltà respiratorie, mal di gola, raffreddore, tosse, perdita improvvisa dell’olfatto e del gusto e diarrea.