Autore: B.A

Scuola

Lavoratori della scuola, oltre ai docenti, fragili pure molti Ata

Ci sono 150mila Ata che non potranno tornare al lavoro e non potranno accedere allo smart working.

Nella scuola che si accinge a riaprire (in alcuni posti sono già riaperte) in tutta Italia, si potrebbe verificare una problematica in più che potrebbe minare il regolare funzionamento dell’intero comparto. Parliamo dei lavoratori fragili, lavoratori che per condizioni di salute sono più esposti agli effetti più dannosi del coronavirus.

Si parla tanto dei docenti, molti dei quali hanno già manifestato per iscritto la loro volontà di non tornare tra i banchi adesso che si riprenderà a lavorare. Ma il problema potrebbe riguardare anche l’altra parte importante della forza lavoro del settore, cioè il Personale ATA.

L’allarme di Anief

La situazione degli Ata è molto particolare e una delle sigle sindacali principali del settore, l’Anief, ha messo in luce il problema. «Pesa sempre più la negazione del lavoro agile», questo ciò che dicono da Anief, in relazione al personale ATA, unico caso nella pubblica amministrazione italiana in cui lo smart working non è previsto.

In pratica si è deciso che il personale amministrativo, tecnico e ausiliario non potrà svolgere in alcun caso lo smart working, questo il problema esposto da Anief e che dovrebbe riguarda una platea potenziale di 150 mila lavoratori.

Lavoratori fragili anche tra gli Ata

La problematica maggiore riguardo il personale della scuola è che molti sono dentro la fascia di rischio più alta per il Covid. Oltre a determinate patologie pregresse, molti lavoratori della scuola, tra docenti e personale ATA, sono over 55. Una età questa che statisticamente fino da inizio pandemia, ha rappresentato la fascia più colpita dagli effetti più pesanti per il Covid. Gli over 55 per i docenti sono circa il 40% del totale, per centrale che per gli Ata sale al 60%. In pratica, 300.000 docenti e 150.000 Ata sono in una fascia di età tale che possono essere considerati lavoratori fragili.

“Se non si provvede ad introdurre una modifica al decreto Agosto n. 104, approvando emendamenti specifici predisposti dal nostro sindacato Anief ci ritroveremo con molti dei 150 mila lavoratori Ata e quasi 300 mila docenti con due diritti costituzionali potenzialmente minati: quello della salute, perché esposti in contesti potenzialmente pericolosi, e quello della negazione del lavoro il più possibile confacente, poiché in presenza di patologie hanno tutto il diritto a non esporsi al contagio. Ciò che non si comprende, inoltre, è come mai solo ai lavoratori delle scuole viene negato di operare da remoto”, questo il comunicato di Anief che espone le prerogative e le richieste dei lavoratori del comparto scuola.

Richieste cui da tempo Anief si è fatta promotore, dal momento che come dimostrano anche le lunghe querelle sulla riapertura delle scuole, il comparto è uno di quelli che per natura rappresenta i maggiori pericoli di ritorno di rivolsi del coronavirus.