Lavoratori autonomi: da 250 a 600 euro al mese di ammortizzatore sociale

Avanza l’idea di introdurre una misura straordinaria per le Partite Iva, una specie di ammortizzatore sociale per autonomi

Pare che si faccia sul serio per quanto riguarda l’ipotesi di inserire un ammortizzatore sociale nel panorama di misure dedicate ai lavoratori autonomi. Si, un ammortizzatore sociale, una cosa unica nel suo genere dal momento che comunemente, un ammortizzatore sociale è una misura di sostegno reddituale dedicata ai lavoratori subordinati.

Naturalmente sarebbe una sorta di indennizzo straordinario, legato inevitabilmente alla grave situazione emergenziale di questi tempi di pandemia. Ma per la prima volta i lavoratori autonomi potrebbero essere trattati con una misura ad erogazione mensile del tutto simile alle indennità per disoccupazione o alle casse integrazioni per i lavoratori subordinati.

Come funzionerebbe il nuovo strumento di sostegno alle imprese

Potrebbe essere la legge di Bilancio il contenitore dove andare ad inserire la misura, uno strumento di cui ha già parlato addirittura il Ministro del Lavoro Nunzia Cataldo. Segno indelebile che sulla misura si può parlare in termini più alti della semplice ipotesi. Il nuovo strumento verrebbe impostato sulla base di una indennità tra i 250 e i 600 euro al mese per una durata di 6 mesi.

Ammortizzatore sociale per le partite Iva

La misura, ripetiamo, unica nel suo genere, potrebbe davvero essere introdotta insieme allo sgravio dei contributi (altra misura in aiuto delle partite Iva) sempre per quella parte di tessuto produttivo italiano che di colpo si è trovato «fragile» per via della crisi economica Covid. Infatti sono i lavoratori autonomi che stanno pagando lo scotto di questo continue aperture e chiusure, delle restrizioni e dei lockdown.

Lo schema della misura a cui stanno lavorando nell’esecutivo sembra quindi essere quello prima citato che va da 250 euro a un massimo di 600 euro, sempre al mese e per 6 mesi.

Cifre variabili in base al calo di fatturato, ricavi o corrispettivi. Il riferimento potrebbe essere agli ultimi 3 anni, cioè in base alla differenza tra fatturati e simili che il lavoratore autonomo ha avuto in media tra il 2017 ed il 2019 e quello avuto in questo «sfortunato» 2020.

Si ipotizza che ci vorrà un calo pari ad almeno il 50% per poter accedere all’aiuto, e più salirà la percentuale più si riceverà di sostegno. E si ragiona anche sull’inserimento di un tetto di reddito massimo da non superare per poter ottenere il benefit, magari fissandolo ad 8.000 euro.

Un aiuto doveroso per le partite Iva

Per i lavoratori autonomi a dire il vero, gli aiuti fin qui concessi sono stati diversi e probabilmente insufficienti. Soprattutto se paragonati alla Cassa integrazione Covid, che pur se tra mille ritardi e polemiche, ha rappresentato un importante strumento di aiuto per i lavoratori subordinati, soprattutto per quelli di aziende con meno di 5 dipendenti che da sempre sono esclusi dalla Cassa integrazione ordinaria o in deroga.