Autore: B.A

Crisi economica

La crisi del lavoro, i dati Istat sono drammatici: meno 500.000 occupati

Un altro terribile effetto del Covid, la Frisi occupazionale.

La crisi del 2010-2011 rispetto a quella di oggi sembra una inezia. Sono molti gli economisti che da settimane sottolineano come l’attuale crisi possa essere paragonata solo alla grave crisi economica successiva al secondo conflitto Mondiale. Una crisi economica che succede all’emergenza epidemiologica del Covid, tra lockdown, misure restrittive e paura dei contagi. E adesso emerge anche una ricaduta negativa del Covid sul livello di occupazione lavorativa della popolazione. È tutto certificato dall’Istat.

I numeri dell’Istituto Nazionale di Statistica

L’Istat ha fatto fuoriuscire i dati relativi al livello occupazionale che segna un drastico calo da febbraio ad oggi. Da febbraio 2020 infatti, secondo l’Istat sono circa 500mila gli occupati in meno. Un calo vertiginoso che però va analizzato anche a fronte del numero di soggetto che cercano lavoro che è pari a 50mila persone.

Gli inattivi quindi si attestano oltre la soglia dei 400mila soggetti. Calano pure i lavoratori dipendenti con contratti a termine, in discesa di un bel 16% da febbraio a luglio. I lavoratori a tempo indeterminato rimangono stabili. Quest’ultimo aspetto è inevitabilmente conseguente alle norme del governo a tutela e a salvaguardia del lavoro. Basti pensare al divieto di licenziamento per i coronavirus.

La disoccupazione cresce

I dati Istat più preoccupanti riguardano la disoccupazione che cresce nettamente. E soprattutto quella giovanile presenta un incremento addirittura superiore al 30%. Nello specifico, un incremento del 31% tra giovani fino a 24 anni di età. Per la fascia compresa tra i 25 ed i 34 anni invece, il tasso di disoccupazione è poco sotto il 16%.

Una crisi occupazionale preoccupante, soprattutto alla luce delle incognite dei prossimi mesi, se davvero il Covid continuerà a persistere e se davvero ci sarà una seconda ondata con potenziali nuovi lockdown. Infatti, pur se un nuovo lockdown come quello di marzo, aprile e maggio non è credibile, anche piccole chiusure geolocalizzate possono aumentare la crisi e i numeri di occupazione e disoccupazione.

Alcuni settori naturalmente hanno maggiormente contribuito all’incremento di questi dati. Basti pensare al settore turistico e alberghiero, o a quello del commercio. Settori che hanno perso una parte della stagione estiva e che hanno subito il contraccolpo delle misure di sicurezza come gli ingressi e le presenze contingentate e il distanziamento sociale.

Serve il rilancio dell’economia, magari usando i soldi del Recovery Fund

Va da sé che appare evidente e necessario intervenire sulla crisi e sulla ripresa con misure diverse da quelle fin qui adottate, più votate all’assistenza con bonus quasi a pioggia. L’attesa è per i soldi del Recovery Fund, i fondi europei che dovrebbero servire al governo per produrre misure rivolte alla ripartenza dell’economia. Non c’è dubbio che il sistema economico necessiti di liquidità, e che la Frisi si supera con gli investimenti.