Autore: Guido Michelini

ISEE

Isee: cos’è, come si calcola, perché si usa e tutte le informazioni

Indicatore della situazione economica equivalente, lo strumento per l’accesso a numerose prestazioni sociali ed assistenziali.

Da anni l’Isee, cioè l’Indicatore della situazione economica equivalente è diventato uno strumento comune a molte famiglie e a molti cittadini. L’Isee ormai è il principale strumento di accesso a determinati bonus, determinate prestazioni sociali e determinate agevolazioni che riguardano gli italiani.

Uno strumento che nasce per circoscrivere in maniera più precisa di quanto si può fare con le dichiarazioni dei redditi, eventuali condizioni di disagio da parte delle famiglie, condizioni che poi danno diritto a richiedere i benefit che la normativa vigente prevede, ed in alcuni casi, ad ottenerli. L’Isee riguarda tutti i componenti un nucleo familiare ed è il lasciapassare per le prestazioni sociali, assistenziali ed agevolate per molte famiglie.

Infatti se dal 730 o dal modello Redditi persone fisiche si evince solo il reddito del dichiarante o in caso di dichiarazioni congiunte, del coniuge, dall’Isee si evince tutta la reale situazione non solo reddituale, ma anche patrimoniale di un nucleo familiare, perché i dati sensibili che influiscono sul calcolo dell’Isee sono riferiti a tutti i componenti il nucleo familiare. Ma approfondiamo il campo e vediamo come funziona questo particolare strumento.

Isee, a cosa serve?

Appare evidente che anche tra colleghi di lavoro, a parità di stipendio, la condizione della propria famiglia sia decisiva per distinguere il reale benessere o meno di un nucleo familiare. L’Isee tra le tante cose, viene incontro proprio a questo aspetto.

Infatti l’Isee tiene conto dei redditi di ciascun componente il nucleo familiare, dei patrimoni di tutti quelli iscritti nello stato di famiglia e quindi, sempre per tutti, delle proprietà immobiliari, dei soldi in banca o alle Poste e perfino delle auto o delle moto intestate a ciascun componente la famiglia in questione.

L’Isee serve a misurare il livello economico complessivo del nucleo familiare, considerando tutte le voci di ricchezza attribuibili a quel medesimo nucleo.

Isee, come si calcola?

Se il reddito del 730 o del modello Redditi Pf è semplicemente la somma dei redditi del dichiarante, che poi da vita al cosiddetto reddito complessivo o imponibile, che è quello su cui poi si va a calcolare l’Irpef dovuta, naturalmente al netto di detrazioni e deduzioni, la cifra che emerge dall’Isee non è una fredda somma algebrica.

L’Indicatore della situazione economica equivalente è un mix di coefficienti, variabili matematiche e particolari condizioni di ogni singolo richiedente la certificazione. La quantità di persone all’interno del nucleo familiare, l’eventuale presenza di invalidi, naturalmente i redditi, i patrimoni, la casa in affitto e così via, sono tutte variabili che nel calcolo dell’Isee incidono per determinare, a parità di ricchezza di due famiglie simili, condizioni di disagio eventualmente diverse.

L’Isee quindi viene calcolato sulla base dei dati indicati nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) che è la autocertificazione con cui il richiedente la certificazione Isee, dichiara tutti i redditi e patrimoni di tutti i presenti nel suo stato di famiglia. Ed è una autodichiarazione a piena responsabilità, perché in caso di dichiarazioni mendaci, chi ne sarà ritenuto responsabile resta il richiedente, come accade con tutte le autocertificazioni previste dalla normativa vigente.

Il valore della situazione economica del contribuente e del suo nucleo familiare è effettuato mediante il rapporto tra l’Indicatore della Situazione Economica (ISE) e il parametro prestabilito e chiamato comunemente, scala di equivalenza. Un parametro commisurato al numero di componenti la famiglia.

Pertanto avremo scala:

  • 1,00 per un single,
  • 1,57 per famiglie con due componenti,
  • 2,04 per famiglie con 3 componenti,
  • 2,46 per famiglie con 4 compienti
  • 2,85 per quelle con 5 componenti.

Naturalmente come anticipato prima, ci sono condizioni che danno diritto ad un calcolo differente dell’Isee, magari collegate alla presenza di disabili nel nucleo familiare. In questo caso si deve aggiungere un 0,5 alla scala di equivalenza appropriata per il numero di componenti la famiglia, per ogni componente disabile. Si aggiunge:

  • uno 0,35 per ogni componente la famiglia oltre il quinto,
  • lo 0,2 in caso di nucleo familiare con tre figli,
  • 0,35 in caso di quattro figli,
  • 0,5 in caso di almeno cinque figli.
  • Se i figli sono minorenni poi, si deve aggiungere uno 0,2, e nel caso di figli sotto i 3 anni, ancora un + 0,3.

Isee, come si richiede

L’Isee va richiesto all’Inps, tramite la ormai canonica procedura telematica accessibile tramite il sito ufficiale dell’Istituto previdenziale. Lo si può richiedere tramite Caf e patronati, tramite commercialisti ed altri soggetti autorizzati e che lavorano su delega, ma lo si può richiedere anche da soli, avvalendosi della procedura telematica del sito, accessibile tramite credenziali (Pin dispositivo, Spid, Cie, Cns) e con la Dsu già precompilata.

Quindi collegandosi al sito e accedendo all’area riservata ai servizi per il cittadino, si può compilare la Dsu, che come detto in parte presenta già dati preinseriti, che però vanno sempre controllati per verificarne l’attendibilità.

Nella Dsu bisognerà indicare le informazioni relative alla composizione del proprio nucleo familiare, ai redditi e ai patrimoni mobiliari e immobiliari posseduti da tutti i componenti la famiglia. Un occhio di riguardo anche ad alcune voci che contano parecchio per l’Isee, come eventuali certificati medici attestanti invalidità e disabilità, contratti di affitto della casa in cui si abita, o contratti di affitto di case cedute ad affittuari ma di proprietà del nucleo familiare del richiedente.

I dati contenuti sono in parte auto dichiarati dal contribuente richiedente, come possono essere i dati anagrafici di tutti i componenti la famiglia, o i beni patrimoniali degli stessi. E poi ci sono i dati già preinseriti grazie all’incrocio delle banche dati, compresa quella dell’Agenzia delle Entrate che comunica al sistema i redditi, i trattamenti assistenziali e così via dicendo.

Una volta compilata, la Dsu viene trasmessa all’Inps che effettuerà le verifiche, i controlli, i calcoli e al termine di questa autentica istruttoria, rilascerà l’Isee. Una operazione non immediata, proprio per via delle operazioni di controllo. In linea di massima, tra i 5 ed i 10 giorni l’Isee è reso disponibile per il richiedente.

A prescindere dalla data in cui si richiede e si riceve l’attestazione, l’Isee scade il 31 dicembre dell’anno in cui è presentata la Dsu. La durata dell’Isee quindi non è basata sulla data di scadenza, perché conta di più la data di presentazione. Infatti una Dsu presentata ad ottobre 2020 porterà ad un Isee valido solo per 3 mesi, da ottobre a fine dicembre.

Tutti i dati di tutte le Dsu sono conservati nell’Archivio Nazionale Isee gestito dall’INPS e sono dati che possono essere visionati dagli Enti o dalle amministrazioni che erogano le prestazioni assistenziali a cui l’Isee si collega. Ed è evidente che la prestazione viene erogata solo ed esclusivamente se i controlli degli enti erogatori di bonus e sussidi, o di sconti e prestazioni agevolate, danno esito positivo.

L’Isee infatti è uno strumento con il quale si verifica se una famiglia ha diritto o meno a determinati sussidi, benefici, agevolazioni in base alla propria condizione economica. Sono una moltitudine le prestazioni che con l’Isee possono essere richieste, naturalmente se si rientra nei parametri della singola prestazione.

Tanto per citare alcune delle misure oggi previste, c’è il reddito di cittadinanza, il reddito di emergenza, il bonus Pc, l’esenzione dal ticket, la riduzione dei voucher mensa da acquistare per i figli a scuola, la riduzione delle bollette di luce, gas e acqua ad uso domestico e così via.

Un quadro completo delle prestazioni sfruttabili tramite l’Isee non può essere fatto dal momento che spesso esistono prestazioni erogate da Enti diversi dallo Stato, come i Comuni, le Regioni e le Province.

La famiglia da inserire nella Dsu per l’Isee, le regole da seguire

AI fini dell’Indicatore della situazione economica equivalente, la famiglia anagrafica da inserire è l’insieme delle persone coabitanti e residenti nello stesso comune, legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela e qualsiasi vincolo affettivo. Salvo che in casi assolutamente particolari, tutti i componenti di una famiglia, così come risultano all’Anagrafe del Comune di residenza della stessa, sono soggetti che finiscono per dover essere inseriti nella Dsu e quindi che usciranno fuori nella certificazione Isee.

Isee, redditi e patrimoni da inserire nella Dsu

Come detto, vanno inseriti per ciascun componente il nucleo familiare tutti i redditi da loro posseduti nell’anno fiscale o di imposta precedente quello a cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi dell’anno di presentazione della Dsu. In termini più pratici, occorre inserire i redditi riferiti a due anni prima di quello in cui si presenta la Dsu.

Pertanto, una Dsu presentata nel 2020, deve contenere i dati reddituali prodotti da tutta la famiglia nel 2018, che sono andati a finire nelle dichiarazioni dei redditi 2019. E lo stesso vale per patrimonio mobiliare e immobiliare. Infatti il saldo e la giacenza media di conti correnti, carte di credito, carte di debito, buoni fruttiferi ed ogni altro strumento di deposito di denaro presso Poste Italiane o presso altri Istituti di credito, devono essere riferiti al 31 dicembre 2018.

Naturalmente quando si percepisce un sussidio piuttosto che una prestazione assistenziale di surata superiore all’anno solare, se il funzionamento di questi bonus è in continuità, per proseguire nella fruizione occorre rinnovare l’Isee ogni gennaio. Questo per evitare che la prestazione venga bloccata per via di una Dsu e di un Isee non più in corso di validità, dal momento che tutte le certificazioni Isee rilasciate dall’Inps in un anno solare, scadono il 31 dicembre dello stesso anno.

False dichiarazioni Isee, i rischi sono parecchio seri

Il controllo sulla correttezza delle informazioni contenute nella Dsu, che come dicevamo sono a piena responsabilità del dichiarante, è effettuato dall’Agenzia delle Entrate, dall’Inps, dalla Guardia di Finanza e da tutti gli enti pubblici che erogano prestazioni assistenziali. Quando le operazioni di controllo fanno emergere anomalie, come possono essere omissioni, difformità, dati sbagliati e incoerenze, in genere l’Inps chiede al contribuente la rettifica, segnalando allo stesso le cose da chiarire e correggere.

Nel caso in cui sia evidente il dolo da parte del richiedente l’Isee, che ha prodotto dichiarazioni mendaci e false per sfruttare agevolazioni e sussidi, si possono avere conseguenze anche penali, perché oltre a dover restituire le prestazioni percepite illecitamente e non spettanti, si rischia la reclusione fino a 3 anni e multe fino a 516 euro.

Diverse tipologie di Isee a seconda della prestazione richiesta

L’Isee più utilizzato è senza dubbio quello ordinario. Ma esiste un Isee particolare, che rispecchia meglio di quello ordinario la reale condizione di un nucleo familiare. Si tratta dell’Isee corrente, variate dell’Isee che nasce proprio per detonare la difformità in termini di attualità della condizione di una famiglia che la normativa Isee impone.

Con l’Isee ordinario spesso non si intercettano i reali bisogni di una famiglia, dal momento che i dati richiesti sono riferiti a due anni prima. Con l’Isee corrente invece si può ottenere una certificazione più recente, attestante la situazione odierna dei richiedenti.

L’Isee corrente può essere richiesto nel momento in cui negli ultimi sei mesi, naturalmente precedenti alla presentazione della Dsu, qualcosa è cambiato nella famiglia del richiedente. Alcuni esempi di cambiamenti che danno diritto alla richiesta dell’Isee corrente possono essere più esaustivi.

Magari c’è il richiedente che negli ultimi 6 mesi ha perso il lavoro (e nel 2018 era assunto regolarmente), oppure un figlio si è sposato ed è uscito dal nucleo familiare, portando con se il proprio reddito o patrimoni. La casistica può essere variegata, perché ci possono essere vendite di immobili, case in affitto oggi necessarie e due anni prima no, sopraggiunte situazioni di disabilità e così via dicendo.

Ma ci sono numerose tipologie di Isee a seconda della prestazione che il richiedente intende ottenere. Ed a volte ogni tipologia di Isee ha proprietà di calcolo differenti. Per esempio c’è l’Isee Università, che garantisce l’accesso a prestazioni per il diritto allo studio agevolate, come la retta della casa dello studente più bassa, sconti sulle tasse di iscrizione e così via.

Poi c’è l’Isee Sociosanitario, per l’accesso alle prestazioni sociosanitarie, come lo sono per esempio l’assistenza domiciliare per le persone con disabilità, i ricoveri in residenze socio-sanitarie protette. E ancora, l’Isee Minorenni, variante della certificazione che si usa per l’accesso alle prestazioni che riguardano i minorenni presenti nel nucleo familiare. In questo caso l’esempio più indicativo è l’accesso al Bonus Bebè, ma può essere importante per il Bonus Nido, per la mensa degli asili nido e via dicendo.