In pensione prima dei 60 anni, quando essere precoci aiuta

In pensione prima dei 60 anni, quando essere precoci aiuta

Andare in pensione prima dei 60 anni è possibile con determinati requisiti

La pensione prima dei 60 anni è una possibilità strutturale del nostro sistema previdenziale. Ci sono sostanzialmente due misure che lo consentono, anche perché sono le due misure che non prevedono alcun limite di età.

La prima è la pensione anticipata ordinaria, misura che prevede un trattamento leggermente migliore per le donne rispetto agli uomini.
E poi c’è la pensione anticipata per i precoci (o meglio, per alcuni precoci), con la quota 41. Sono queste le uniche due vie che possono garantire l’accesso alla pensione prima del compimento dei 60 anni.

Precoci, cosa significa per le pensioni?

Con il termine precoce in ambito previdenziale si intende l’aver lavorato fin da giovane età. In linea di massima sono gli anni di lavoro prima della maggiore età (18 anni) a permettere ad un lavoratore di appropriarsi di questa definizione. Per quota 41 invece contano gli anni di contribuzione antecedenti il diciannovesimo anno di età.

Per chi ha almeno un anno di versamenti effettuati prima di compiere 19 anni, anche in maniera discontinua, il sistema offre la quota 41. Alla pari della pensione anticipata ordinaria, la quota 41 non prevede una determinata età anagrafica da completare per poter avere accesso alla misura. Richiesta l’età contributiva e la caratteristica di precoce. La misura non è estesa a tutti. Infatti oltre ai requisiti prima citati c’è dell’altro.

Pensione precoci, cosa occorre rispettare come condizioni?

Ricapitolando, la pensione con quota 41 per i precoci non prevede limiti di età. SI tratta di una misura strutturale che non ha scadenza e che pertanto, potrà essere sfruttata dagli interessati anche nel 2022 e successivamente.

Non è la quota 41 per tutti di cui tanto si parla, perché non basta avere 41 anni di contributi versati di cui uno anche discontinuo prima dei 19 anni di età.

In primo luogo di questi 41 anni di contribuzione necessaria, 25 devono essere effettivi da lavoro. In pratica non vanno considerati i contributi figurativi da disoccupazione e malattia in questi 35 anni. Massimo 6 anni su 41 possono essere figurativi di quel genere prima citato.

Poi occorre essere in determinate condizioni di salute, di lavoro, di reddito e familiare. Infatti possono avere accesso alla quota 41 per precoci, i seguenti soggetti (naturalmente in alternativa tra loro perché non bisogna appartenere a tutte le categorie):

  • Caregivers, cioè soggetti che assistono da almeno 6 mesi un parente stretto disabile grave;
  • Invalidi, con almeno il 78% di disabilità accertata dalle competenti commissioni mediche per le invalidità civili delle Aziende Sanitarie Locali;
  • Disoccupati che da almeno tre mesi hanno terminato di percepire tutta la Naspi loro spettante;
  • Lavori gravosi, cioè chi presta attività in una delle 15 mansioni gravose previste dal nostro ordinamento (maestre, infermieri, camionisti edili, agricoli ecc..). Attività che deve essere svolta per almeno 7 degli ultimi 10 anni o per almeno 6 degli ultimi 7 anni).

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