Autore: B.A

Frenata alla riforma pensioni? La crisi per il coronavirus blocca l’idea di cancellare la Fornero? Ipotesi probabile

I soldi adesso serviranno per ridare ossigeno all’economia colpita indirettamente dal virus, se ne è parlato a DiMartedì.

Pensioni troppo basse e troppo distanti soprattutto adesso che chiuderà i battenti quota 100. Questo ciò che è diventato il sistema previdenziale italiano dopo l’avvento delle riforma Fornero nel 2011. Ma si tratta di una riforma che ha permesso allo Stato italiano di risparmiare molti soldi e sembra che la sostenibilità del sistema venga garantita proprio dagli effetti della Fornero. Tutto questo è emerso dalla puntata della trasmissione DiMartedì dello scorso 3 marzo su La7. Tra ospiti in studio e servizi andati in onda nel contenitore settimanale di Giovanni Floris, sono stati affrontati diversi temi in materia previdenziale che potrebbero essere argomenti del futuro summit tra governo e sindacati in calendario per il 13 marzo. Una cosa che è emersa è che l’impianto della riforma Fornero non potrà in nessun caso essere ritoccato.

I lavoratori precoci e le attività gravose sono le più penalizzate

A maggior ragione dopo l’emergenza economica e sanitaria delle ultime settimane, mettere mani alle pensioni spendendo soldi appare improbabile, lo ha detto chiaramente il professor Carlo Cottarelli ospite nella trasmissione di La7. Prima dell’emergenza sanitaria, il governo aveva aperto alla riforma delle pensioni, soprattutto per evitare che dopo quota 100, dal 2022, sul sistema si abbattesse il famoso scalone di 5 anni. Si pensava a quota 102 con ricalcolo contributivo delle pensioni, con uscite a 64 anni di età con 38 di contributi. Una misura poco favorevole ai pensionati che rischiavano, come si evince da un servizio i Silvia Ciufolini, di perdere gran parte della pensione. Durante il servizio, viene intervistata una lavoratrice che riuscirà nel 2021 a centrare quota 100. Lei sarà una delle ultime ad andare in pensione con la misura varata dal governo Conte uno ma che stando alle opinioni degli esperti, è altamente costosa per le casse dello Stato e si rivolge ad una platea esigua di persone. La donna del servizio però si è detta soddisfatta di riuscire a rientrare nella misura che molti vorrebbero chiudere anticipatamente, senza farla arrivare alla sua scadenza del 31 dicembre 2021. Su questo Carlo Cottarelli, nonostante sia da sempre contrario a questa misura, sottolinea come i risparmi sarebbero irrisori perché la gran parte dei lavoratori che avrebbero dovuto lasciare il lavoro con quota 100, lo hanno già fatto. Quota 102 costerebbe meno alle casse dello Stato, ma difficilmente potrà essere accettata dai lavoratori e dai loro rappresentanti sindacali. Per un lavoratore con stipendio di 1.600 euro al mese, a 64 anni di età con 39 di carriera, avrebbe diritto ad una pensione mista da 2.100 euro lordi al mese. Con la quota 102 a ricalcolo contributivo invece arriverebbe a percepire 1.590 euro lordi al mese, circa 500 euro in meno. Probabilmente è per questo che le ipotesi del governo hanno virato verso quota 101, con 62 anni di età e 39 di contributi, una misura più favorevole ai pensionati sia come età di uscita che come calcolo della pensione (senza il contributivo obbligatorio), ma che costerebbe di più per le casse statali. Il sistema, alla luce delle difficoltò economiche di queste ultime settimane, potrebbe non riservare nulla di buono per chi si aspetta misure per andare in pensione anticipatamente.

Perché la legge del governo Monti è intoccabile?

Usuranti, gravosi e precoci potrebbero dover attendere di raggiungere le soglie della Fornero per poter lasciare il lavoro, perché potrebbe essere probabile che il governo decida di spendere soldi per sostenere le attività e l’economia in genere piuttosto che tornare a spendere sulle pensioni. Sempre Cottarelli ha sottolineato come sono 80 i miliardi che la riforma Fornero ha prodotto ed è stata una riforma che è stata idonea all’aumento dell’aspettativa di vita dal 2011 al 2020. In un altro servizio si affronta l’annoso problema dei lavori gravosi e dei lavoratori precoci. Un falegname intervistato nel servizio ha sottolineato il fatto che ha lavorato per 40 anni fin da giovane ma avendo ancora 64 anni, non potrà che restare altri 3 anni al lavoro per poter andare in pensione. E quando ci andrà, percepirà da 600 a 900 euro, cioè piuttosto poco. Questo l’effetto che la riforma Fornero ha imposto, allontanando a 42 anni e 10 mesi la pensione anticipata, ed a 67 anni la pensione di vecchiaia.