Autore: B.A

Fondo perduto autonomi e Pmi, esclusi, calcolo e funzionamento della misura

Il decreto Rilancio andrà in Gazzetta Ufficiale lunedì prossimo e così il bonus a fondo perduto per Pmi e autonomi sarà attivo

Oltre al bonus da 600 euro, ai prestiti del decreto Liquidità e agli importanti interventi in materia fiscale, sugli affitti e sulle bollette, per i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese, il governo ha previsto un contributo a fondo perduto. Una misura che il governo ha inserito nel testo del decreto Rilancio, una autentica maxi manovra finanziaria di oltre 450 pagine che lunedì finirà in Gazzetta Ufficiale per entrare in funzione definitivamente.

Naturalmente il contributo a fondo perduto non sarà appannaggio di qualsiasi professionista, lavoratore autonomo o simili, perché esistono determinati requisiti da rispettare e soprattutto problemi di incumulabilità tra altri provvedimenti presi dal governo nello stesso decreto Rilancio o nel precedente decreto Cura Italia. Ecco tutte le cose che bisogna conoscere su questo contributo a fondo perduto che sarò gestito dal Fisco italiano, cioè da Agenzia delle Entrate.

Contributo a fondo perduto, i beneficiari

Il contributo a fondo perduto è rivolto alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro nel periodo di imposta 2019, che per via dell’emergenza sanitaria del coronavirus, hanno avuto un calo di fatturato di almeno due terzi nel mese di aprile 2020. La misura risponde all’esigenza di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica Covid-19. Nello specifico la misura si rivolge a soggetti esercenti le seguenti attività:

  1. attività d’impresa;
  2. attività di lavoro autonomo;
  3. reddito agrario;
  4. titolari di partita IVA.

Contributo a fondo perduto, gli esclusi

Come dicevamo, sono esclusi tutti coloro che non rientrano nelle tipologie di attività sopra citate, quelli che hanno fatturato superiore a 5 milioni di euro o chi non ha subito il calo di fatturato tra aprile 2020 ed aprile 2019. Inoltre sono esclusi anche i soggetti che hanno chiuso l’attività prima del 31 marzo 2020 e i soggetti che hanno già percepito gli aiuti (il bonus 600 euro) del decreto Cura Italia. Si tratta nel dettaglio di coloro che hanno avuto gli aiuti previsti dagli articoli 27, 38 e 44 del decreto legge n° 18 del 17 marzo scorso, cioè dal decreto Cura Italia.

In pratica, niente contributo a fondo perduto per chi ha ricevuto l’indennità per professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, l’indennità lavoratori dello spettacolo e chi è rientrato nel reddito di ultima istanza. Per commercianti e artigiani questo vincolo non esiste, perché loro sono rientrati nell’articolo 28 del decreto Cura Italia che non è citato nelle fattispecie di incumulabilità tra provvedimenti di aiuto. Pertanto, questi soggetti rientrano nella misura nonostante hanno avuto il bonus 600 euro di marzo.

Contributi a fondo perduto, come funziona

Per poter ricevere questo indennizzo, i soggetti interessati devono avere avuto un calo di ricavi, che si calcola prendendo a riferimento il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e paragonandolo a quello del mese di aprile 2019. Il contributo spetta a prescindere dal requisito del calo del fatturato, ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 e a quei soggetti che erano nelle zone rosse inizialmente predisposte, prima di allargare l’emergenza a tutto il territorio nazionale.

Fermo restando il calo di due terzi del fatturato, il contributo spettante sarà pari al 20% della differenza tra i due fatturati, per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nel periodo d’imposta 2019. Sarà pari al 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro e del 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro. L’ammontare dell’indennizzo verrà riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Per capire meglio il funzionamento, ecco alcuni esempi dettagliati. Un gestore di bar, con ricavi 2019 pari a 300.000 euro, con un fatturato di aprile 2019 pari a 20.000 euro, se ad aprile 2020 è stato chiuso ed ha avuto quindi un fatturato pari a zero, riceverà il 20% su 20.000 euro (20.000 – zero). Riceverà un contributo a fondo perduto di 4.000 euro. Per una impresa con 1,2 milioni di fatturato 2019, impresa che ha subito una riduzione del fatturato tra i due aprile, passando da 200.000 euro di fatturato ad aprile 2019 a 100.000 euro di fatturato ad aprile 2020, il contributo sarà pari al 10% di 100.000 euro (200.000-100.000), cioè 10.000 euro di fondo perduto.