Autore: Giacomo Mazzarella

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Esonero versamento contributo addizionale per i contratti di espansione, ecco le specifiche dell’Inps

Arriva una circolare con cui l’Istituto chiarisce alcuni aspetti relativi al contributo addizionale dei contratti di espansione.

Con la circolare n° 143 del 9 dicembre scorso, l’Inps ha voluto mettere in evidenza alcuni chiarimenti riguardanti i contratti di espansione. La misura nata in via sperimentale con il decreto n° 34 del 30 aprile 2019, convertito il 28 giugno 2019 in legge dello Stato n° 58, è una delle più grandi novità in materia lavoro e previdenza che il legislatore ha voluto inserire nel nostro ordinamento.

“Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi”, così è stato ribattezzato il decreto e proprio alle situazioni di crisi aziendale che si collega il contratto di espansione. Con la circolare l’Inps specifica alcune particolarità della misura, in primo luogo l’esonero dal versamento del contributo addizionale.

Contratto di espansione, ecco cos’è in sintesi

L’articolo 41 del decreto legislativo n° 148, ha introdotto il contratto di espansione. Come si legge sul sito dell’Inps, dove la circolare è stata pubblicata, l’articolo prima citato prevede che “le imprese, con organico superiore alle 1.000 unità e che rientrano nell’ambito di applicazione delle integrazioni salariali straordinarie, qualora intendano avviare percorsi di reindustrializzazione e riorganizzazione che comportano modifiche dei processi aziendali, possono stipulare un contratto di espansione con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria, per recepire e sviluppare attività lavorative a contenuto più tecnico e assumere nuovi lavoratori con profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione”.

In altri termini, le aziende che vogliono di fatti rinverdire l’organico dipendenti, svecchiandolo e assumendo lavoratori più propensi alle novità, soprattutto tecnologiche possono, dopo aver stipulato accordo in sede Ministeriale con i sindacati di settore, usare il contratto di espansione per prepensionare i lavoratori più anziani e più vicini alla pensione, riducendo magari il loro orario di lavoro.

Adempimenti per l’azienda

L’Inps difatti specifica che nel contratto di espansione occorre indicare, per i lavoratori già in organico all’azienda, “la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori che possono accedere al trattamento previsto dal comma 5”. Un passaggio fondamentale questo per poter dare vita alla procedura. Questo per i dipendenti che non sono prossimi alla pensione e che quindi non possono rientrare nel prepensionamento. Per loro scatterebbe quindi una riduzione di orario di lavoro.

L’’Inps conferma che per questi lavoratori, e per farli riqualificare lavorativamente tramite corsi e processi di formazione, possono essere utilizzate riduzioni orarie facendo ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale. Naturalmente, per l’integrazione salariale le aziende sono tenute al versamento del cosiddetto contributo addizionale. Per quanto concerne l’integrazione salariale l’Inps spiega che “l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate”.

Per quanto riguarda l’integrazione salariale straordinaria collegata al prima citato contratto di espansione, l’Inps conferma l’orientamento del Ministero del lavoro che ha previsto che “l’impresa che accede allo strumento del contratto di espansione deve considerarsi esonerata dall’obbligo di versamento del contributo addizionale”. In parole povere il datore di lavoro non è tenuto al versamento del contributo addizionale per i dipendenti che rientrano nell’accordo sul contratto di espansione.