Autore: B.A

Cassa integrazione

Ed anche per la cassa integrazione Covid emergono i furbetti e il governo prepara la stretta

Molte aziende hanno sfruttato l’emergenza Covid e la correlativa cassa integrazione del governo, senza aver avuto alcun calo di fatturato.

Non poteva essere altrimenti, perché purtroppo in Italia la figura dei furbetti non ha confini. Dai furbetti del reddito di cittadinanza a quelli del bollo auto, dai furbetti dell’Imu a quelli degli affitti. Purtroppo ci sono sempre persone in cerca di trovare un modo o una via per sfruttare l’occasione, aggirare le regole, evitare di pagare le tasse o incassare aiuti ed incentivi.

Fatta la regola trovato l’inganno è un detto che si sposa molto bene a molti italiani. E adesso iniziano a spuntare anche i furbetti della cassa integrazione. Quella stessa cassa integrazione straordinaria per l’emergenza Covid, che il governo non è riuscito a pagare in tempo a tutti, che tante polemiche ha generato per via di questi considerevoli ritardi, adesso entra al centro di una polemica relativa ai cosiddetti furbetti.

Molte aziende infatti, pare abbiano fatto richiesta di cassa integrazione pur non avendone evidente necessità, dal momento che con il Covid o senza il Covid, il loro fatturato non ha subito variazioni significative. Lo sottolinea bene un articolo del sito di informazione legale “laleggepertutti.it”, che sottolinea come adesso il governo ha l’intenzione di correre ai ripari.

Oltre una azienda ogni 4 che ha richiesto la Cig non ne aveva bisogno

Il 28% delle richieste di cassa integrazione sono state accettate e pagate agli operai di aziende che non hanno avuto cali di fatturato durante l’emergenza sanitaria e il lockdown. Anche la cassa integrazione guadagni straordinaria per il Covid, finisce per avere i suoi buoni furbetti, nello specifico le imprese e i datori di lavoro che ne hanno approfittato per bene.

Pur non avendo riportato un calo di fatturato, molti datori di lavoro non si sono fatti scrupolo di richiedere la casa integrazione per i loro lavoratori subordinati e molte hanno ottenuto pure l’erogazione del benefit. Non si tratta di dati campati in aria o di semplici ipotesi, perché il fatto che circa un quarto delle aziende che hanno fatto richiesta di cassa integrazione per via dell’emergenza coronavirus, non ne avevano strettamente bisogno.

Il monitoraggio dell’Upb non lascia dubbi

Il dato come si legge sul sito di avvocati, emerge dal rapporto dell’Upb, l’Ufficio parlamentare di Bilancio che ha avviato un monitoraggio sulla tanto discussa cassa integrazione Covid. Dall’incrocio dei dati di Agenzia delle Entrate e Inps è emerso questo particolare spaccato della situazione, e questi dati dell’Upb sono stati riportati alle commissioni di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.

I dati sono piuttosto eloquenti perché il 33% delle ore di lavoro coperte da cassa integrazione in generale, sono state pagate a aziende che hanno subito un calo di almeno il 40% del fatturato rispetto all’anno 2019. Il 39% invece è stato erogato ad aziende con cali inferiori al 40%, ma sempre con un netto calo di fatturato, mentre il 28% è finito a imprese che non hanno fatto registrare cali, appunto i furbetti della cassa integrazione.

In base a tutto ciò, crollerebbe il principio secondo il quale la cassa integrazione dovrebbe essere erogata ad aziende in crisi e solo a loro. In totale, secondo i numeri in mano all’Upb, sarebbero circa 150mila aziende italiane che possono essere annoverate tra quelle che hanno fatto questa autentica furberia.