Autore: Giacomo Mazzarella

Coronavirus

Decreto Ristori ter approvato, più soldi e più attività coperte dai contributi a fondo perduto

Nella notte il Consiglio dei Ministri ha licenziato positivamente il decreto Ristori tre, con nuovi fondi e potenziamento delle misure del precedente

Dopo il lavoro in Consiglio dei Ministri è stato licenziato positivamente il decreto Ristori ter. Si tratta della terza versione di quello che resta il quarto decreto emergenziale del governo dopo il Cura Italia, il Rilancio e l’Agosto.

La pandemia è ancora viva e vegeta, così come la crisi economica che ne è scaturita. Perciò il governo è chiamato all’intervento, e anche questo nuovo decreto è un contenitore di misure a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori.

Rispetto ai precedenti, questo decreto è molto più tecnico, con nuovi stanziamenti di fondi per gli aiuti alle imprese, anche se dal punto di vista delle proroghe ai pagamenti delle tasse non c’è alcun riferimento al tanto atteso slittamento delle scadenze di fine anno.

Terzo decreto Ristori qualcosa manca

Il terzo decreto Ristori più che un nuovo atto con nuove misure (vere novità ce ne sono poche, anche se non mancano), è un decreto che segna la ridefinizione delle risorse messe nel piatto per le categorie più colpite dalla grave crisi economica.

Ciò che ha deluso di questo decreto è l’assenza della proroga delle scadenze fiscali che gli italiani si trovano a dover affrontare da qui a fine anno, compresa la riapertura del 10 dicembre per i pagamenti delle rate di rottamazione sospese dai precedenti decreti. Il 10 dicembre stando alle attuali norme, i contribuenti dovranno tornare a pagare le rate precedentemente rinviate.

Nel nuovo decreto non ci sono proroghe per le dichiarazioni dei redditi e Irap, che comunemente scadono il 30 novembre prossimo. Manca pure la proroga ai versamenti degli acconti d’imposta e come detto, il nuovo stop alle rate della rottamazione sospese nel 2020.

Decreto Ristori tre, cosa contiene in sintesi

Nel nuovo decreto c’è uno stanziamento di risorse da 1,95 miliardi di euro per l’anno 2020, destinato sempre alle attività economiche interessate dalle misure restrittive contro il contagio da Covid. Le categorie interessate dai nuovi versamenti, restano quelle in elenco negli allegati 1 e 2 del decreto Ristori.

Si tratta cioè di ristoranti, bar, palestre, discoteche e così via, in tutta Italia, come previsto dal primo allegato. E poi tutte le attività chiuse o limitate dall’inserimento in zona rossa delle loro aree di stanza (per esempio abbigliamento, commercio al dettaglio e così via).

Il nuovo decreto allarga però anche al settore del commercio di accessori e calzature (codice ATECO 47.72.10), che stranamente era stano escluso dal precedente decreto nell’allegato 2.

Una novità del decreto è una dotazione da 400 milioni da girare ai Comuni per il rilascio di nuovi buoni spesa per le famiglie più bisognose. Una riproposizione dei buoni spesa erogati in molti Comuni durante il vero lockdown della Primavera scorsa.

E non poteva mancare uno stanziamento aggiuntivo per il Fondo per le emergenze nazionali. Un surplus di 100 milioni che serviranno per acquisto e distribuzione dei farmaci per la cura dei pazienti con il Coronavirus.