Autore: Luigi Crescentini

Cassa integrazione

13
Mag 2020

Decreto Rilancio, il nodo cruciale resta la Cassa Integrazione in deroga

La Cassa Integrazione in deroga resta uno dei punti più oscuri: dito puntato contro una procedura troppo lunga e complessa.

Nonostante gli annunci e le promesse, il governo non ha ancora smosso alcun provvedimento per ridurre i tempi dell’erogazione della Cig e, in particolar modo, quella ancora in deroga che passa per le Regioni: solo un lavoratore su cinque lo ha ricevuto, ciò significa che solo 122 mila lavoratori su 641 mila hanno percepito l’assegno. Nella giornata di ieri, alcuni governatori guidati da Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza Stato Regione, hanno discusso con la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e con Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali.

Cassa Integrazione in deroga: tempi prolungati per gli assegni, ancora nessuno accordo tra i governatori

La ministra Catalfo ha proposto un sistema di semplificazione da sottoporre a livello regionale. Ma ancora non c’è in vista alcun accordo. La Cig ancora in deroga rimane nelle mani delle Regioni anche se finora non hanno contribuito al suo finanziamento. Solo 3,3 miliardi sono stati stanziati dallo Stato tramite il decreto Cura Italia del 17 marzo.

La lentezza di questi ultimi due mesi è imputabile alle Regioni nonostante molte di queste si siano rimboccate le maniche. «In 20 giorni abbiamo esaminato 36 mila pratiche, numeri che in altre epoche, riuscivano a farli nell’arco di un anno, ovviamente è impensabile riuscire a pagare entro un mese a meno che non si taglia parte delle procedure». Questo è quello che ha affermato l’assessore al Lavoro della Toscana, Cristina Grieco. Ed è qui che si crea il nodo.

L’iter ha una procedura troppo lunga e complessa, il fatto di limitare i tempi alle aziende, alle Regioni e all’Inps per permettere al lavoratore di ricevere la sussistenza nell’arco di un mese, un mese e mezzo, per le stesse Regioni, risulta impossibile. Anche l’Istituto per la Previdenza Sociale è stato accusato di inefficienza: definita eccessivamente ridotta la stima di 10 giorni per i pagamenti. «L’Inps non è una banca, ha una buona burocrazia nel rispetto della legge e nella tutela del cittadino». Questo è quanto dichiarato dal presidente Inps, Tridico. Dunque si cercano altre soluzioni.

Decreto Rilancio per ridare sostegno agli ammortizzatori sociali

Il decreto Rilancio, a conti fatti, dovrebbe più o meno funzionare come il Cura Italia. Serviranno circa 15 miliardi per riuscire a coprire le imprese, anche quelle con un solo lavoratore o che, per ovvie ragioni, hanno lasciato a casa gli altri dipendenti o hanno ridotto l’orario di lavoro. Tre saranno gli ammortizzatori rifinanziati: Cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario erogato dal Fondo di integrazione salariale e Cassa in deroga.

Le prime due saranno perlopiù finanziate dai contributi dei lavoratori e delle aziende mentre la terza sarà coperta dallo Stato. È chiaro che non vedremo dei cambiamenti immediati, soprattutto per quanto riguarda la Cig ancora in deroga, affidata ai sistemi regionali. In conclusione, tra i governatori ancora non si è arrivati ad un accordo concreto. Escludendo l’ipotesi di una Cig unica ordinaria e in deroga e di riduzione della tempistica, resta solamente la proposta di semplificazione amministrativa. Intanto tutte le domande sono rimaste bloccate. Le risorse per i finanziamenti potrebbero già essere finite: i ministeri dell’Economia e del Lavoro stanno lavorando affinché possono spostare eventuali fondi rimasti dal Cura Italia per avviare almeno i vasi comunicanti previsti dall’articolo 126.