Autore: Giacomo Mazzarella

INPS - Pensione

Dall’Inps le lettere sul ricalcolo delle pensioni, ecco come difendersi

Anche 30.000 euro da restituire per un pensionato ma non sempre l’Istituto ha ragione.

Pandemia, emergenza sanitaria e crisi economica non fermano la macchina amministrativa dell’Inps per quanto riguarda la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite dai pensionati. È quanto si legge sul quotidiano “Il Giornale”. L’Inps a molti pensionati manda lettere che sottolineano come negli anni abbiano percepito pensioni più alte di quelle spettanti.

Lettere che non specificano bene la motivazione e che adducono ad un semplice ricalcolo della prestazione la motivazione per la quale occorre restituire soldi all’Istituto. E in molti casi non si tratta di pochi euro, perché sul quotidiano c’è l’esempio di un pensionato a cui l’Inps chiede indietro la bellezza di 29.231 euro. Ma ci si può difendere, e adesso vediamo come.

Le lettere Inps e cosa sono

Le lettere che manda l’Inps a casa del pensionato non sono una rarità per quanto concerne la restituzione di eventuali somme indebitamente percepite. In queste lettere l’Inps chiede la restituzione di somme indebitamente percepite dal pensionato che magari, ignaro di errori, non si è accorto di prendere una pensione più alta di quella spettante.

Per capire quello che a tutti gli effetti è un arcano, va ricordato che se l’errore relativo alla pensione erogata in più non dipende dal pensionato, l’Inps non ha il diritto di chiedere nulla indietro. Se invece è il pensionato ad aver attuato pratiche dolose con le quali è riuscito a farsi erogare una pensione maggiore il discorso cambia.

Il caso di un pensionato a cui l’Inps chiede 30.000 euro indietro

Sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti si è chiesto il parere di un esperto in materia, l’avvocato Celeste Collovati. Il riferimento è al caso di un pensionato che a seguito di ricalcolo della pensione si è trovato di fronte una richiesta di restituzione pari a 29.231,30 euro.

"Il cittadino ha ricevuto una comunicazione da parte dell’Inps datata 18.09.2020 inviata mediante raccomandata a.r., nella quale veniva informato che nel periodo dal 01.08.2015 al 31.08.2020 erano stati erogati €.29.231,30 in più sulla sua pensione adducendo la seguente esigua motivazione: ricalcolo pensione. E per tal motivo, l’Inps preannuncia la restituzione di tale somma attraverso la richiesta di pagamento della stessa”, questo il caso specifico riportato dal quotidiano.

Pur senza una spiegazione nella missiva, perché l’Inps parla semplicemente di ricalcolo della pensione, il cittadino ha vinto il suo ricorso perché la pensione in più ottenuta dipendeva da un errore in sede di liquidazione della prestazione, con un montante contributivo trasformato in pensione da parte dell’Inps e figlio di calcoli errati. Nessun dolo o colpa da parte del pensionato, anzi, la colpa è tutta dell’Inps sia come errore di calcolo che come tempistica nell’accorgersi dell’errore (ben 5 anni di pensione sbagliata erogata).

Va sottolineato che ogni qualvolta arriva una lettera di questo tipo ad un pensionato, il controllo è necessario prima di provvedere a pagare. Soprattutto se il pensionato adempie ai suoi obblighi che in quanto a prestazioni previdenziali sono esclusivamente quelle delle comunicazioni reddituali. Molte volte basta la dichiarazione dei redditi, ma molte volte serve anche il modello Red.