Riforma pensioni: nessuna urgenza, chi si salverà dai 67 anni

Dal 2022 tutti in pensione a 67 anni, ma ci sono eccezioni

Anche il neo Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha fatto intendere che la riforma delle pensioni pur se importante, non è una priorità del governo. In effetti di riforme in cantiere c’è ne stanno molte, da quella della giustizia a quella del fisco.

Ma vaccinazioni, emergenza sanitaria ed emergenza economica causa Covid spostano le priorità su altri scenari. Sulle pensioni il fatto che può diventare drammatico è che molti lavoratori di colpo si ritroverebbero a poter andare in pensione solo a 67 anni. Ma c’è chi potrebbe salvarsi.

Cosa succede dopo dicembre 2021 alle pensioni

Dal 1° gennaio 2022, in assenza di una riforma vera del sistema, ma anche in assenza di nuove misure tampone o proroghe delle vecchie, tutti in pensione a 67 anni. Ma c’è chi si salverà da questo triste scenario. Si tratta di quanti riusciranno a completare i requisiti per le misure in procinto di abbandonare il sistema previdenziale.

Sei nato nel 1958? Hai una fortuna non indifferente se riesci a centrare i 30 anni di contributi (o 36 per i lavori gravosi) entro la fine del 2021.
Infatti si può maturare il diritto al trattamento assistenziale previsto dall’Anticipo Pensionistico Sociale.

Quota 100 ancora di salvataggio

Ipotizzando la calma piatta, ovvero l’assenza di interventi previdenziali, appare chiaro che le scialuppe di salvataggio restano quelle oggi vigenti. E se non sei nato nel 1958, ma nel 1959, poco male. C’è la possibilità di quota 100, purché ci siano pure 38 anni di contributi versati entro la fine del 2021. E il diritto si cristallizza. Infatti può essere fruibile anche negli anni successivi. Ipotizziamo un lavoratore che il prossimo 31 dicembre completa il 38imo anno di lavoro e che lo stesso giorno compie 62 anni di età.

Se le condizioni di lavoro e le sue esigenze personali non sono tali da suggerirgli il pensionamento immediato (o meglio, tre mesi dopo la maturazione dei requisiti nel settore privato e 6 mesi nel pubblico impiego), può continuare a lavorare anche nel 2022. La quota 100 gli permette di andare in pensione anche nel 2023. Questo proprio in virtù della cristallizzazione del diritto alla pensione.

Infatti anche se quota 100 sparisce, questo lavoratore, per il solo fatto di aver completato sia l’età utile che la contribuzione previdenziale necessaria in tempo utile e durante il funzionamento di quota 100, potrà sfruttarne i benefici anche dopo il 31 dicembre 2021. Opzione che invece verrebbe negata a chi magari, pur essendo coetaneo del lavoratore citato nel precedente esempio, il prossimo 31 dicembre si trova a non aver ancora completato i 38 anni di contribuzione versata.

Naturalmente l’età di 62 anni non è che la soglia anagrafica minima poiché quota 100 può essere fruibile anche da chi ha oltre 62 anni di età, purché sempre entro fine anno ci siano 38 anni di piena contribuzione.