Covid: in Italia chiusi 300mila imprese e 200mila lavoratori autonomi

Covid: in Italia chiusi 300mila imprese e 200mila lavoratori autonomi

Un effetto evidente del Coronavirus è oltre alla questione sanitaria, anche la crisi economica collegata.

Bonus più o meno a pioggia, ristori e indennizzi che il governo a più riprese ha ampiamente pubblicizzato anche con enfasi e soddisfazione (il bazooka del premier Conte e del Ministro Gualtieri per esempio), non sono serviti e hanno tutta l’aria del fallimento dell’operato dell’esecutivo.

Per carità, non sarà tutta colpa del governo, perché le attenuanti ce ne sono e tante, ma è evidente che sul campo di battaglia contro il virus, oltre ai morti per il Covid, agli ospedali al collasso sempre per il Coronavirus, ci sono anche le ripercussioni economiche che la crisi ha generato. E sono tante come sottolinea anche il Sole 24 Ore che ha parlato di 500mila Partite Iva che hanno cessato la loro attività.

La crisi economica e dei consumi ha portato a morte imprese e lavoratori autonomi

Il quotidiano economico finanziario parla di 300mila imprese chiuse in questi mesi di pandemia e di 200mila lavoratori autonomi che sono andati incontro alla medesima sorte. Solo alla voce consumi, la perdita di questo “maledetto” 2020 rispetto al 2019 è stata di 120 miliardi di euro. Una enormità pari al 10,8%.

In base alle stime che si fanno, il 2020 porterà alla definitiva chiusura e quindi morte, di oltre 390mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato. A queste vanno sottratte, per una compensazione che però sa di beffa, l’apertura di circa 85mila nuove attività. La riduzione del numero delle imprese attive nel commercio non alimentare quindi arriva ad un eloquente -300mila.

I dati di cui parla il Sole 24 Ore provengono da uno studio di Confcommercio e non sono quindi campati in aria. “L’emergenza sanitaria, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, restrizioni e chiusure obbligatorie incluse, ha acuito drasticamente il tasso di mortalità delle imprese che, rispetto al 2019, risulta quasi raddoppiato per quelle del commercio (dal 6,6% all’11,1%) e addirittura più che triplicato per i servizi di mercato (dal 5,7% al 17,3%)”, questo ciò che Confcommercio dichiara accompagnando lo studio con una sua nota ufficiale.

La pandemia ha fatto sparire numerose imprese e lavoratori autonomi

Qualcuno potrà obbiettare sui dati rilevando il fatto che la crisi era ampiamente in atto anche prima della pandemia, ma è inevitabile sottolineare che i tanti provvedimenti del governo in materia sicurezza sanitaria, hanno sacrificato sull’altare della salute pubblica, quella delle imprese.

Chiusure e riaperture continue, con limitazioni di volta in volta differenti, in una confusione totale che certo non ha aiutato le imprese, questo ciò che gli addetti ai lavori rilevano. Ne è esempio calzante questo periodo natalizio, con zone rosse e zone arancioni in tutta Italia che si alternano in maniera incomprensibile e non solo per la quotidianità di vita, ma anche come provvedimento anti contagio.

4 giorni di zona rossa e 3 arancione, poi di nuovo 4 e 1, poi 2, una cosa che agli addetti ai lavori è sembrata una vera assurdità. Negozi che devono aprire e chiudere in continuazione, nonostante la gestione e le misure di contenimento adottate dai titolari siano assolutamente in linea con le esigenze di contenere la curva dei contagi.

E molte attività hanno deciso o sono state costrette a dire basta. “Delle 240mila imprese “sparite” dal mercato a causa della pandemia 225mila si perdono per un eccesso di mortalità e 15mila per un deficit di natalità. Una riduzione del tessuto produttivo che risulta particolarmente accentuata tra i servizi di mercato, che si riducono del 13,8% rispetto al 2019, mentre nel commercio rimane più contenuta, ma comunque elevata, e pari all’8,3%".

E prosegue: "Tra i settori più colpiti, nell’ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%). C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre”, questo lo spaccato che fa Confcommercio nella sua nota.