Costo della badante? nel DDL Crescita novità favorevoli alle famiglie

aumentare il tetto delle detrazioni previste per le famiglie che hanno in servizio badanti, colf e baby sitter è oggetto di un emendamento al DDL Crescita

Molte famiglie italiane, soprattutto quelle che hanno redditi bassi e pensioni vicine alla soglia della povertà, non possono permettersi i servizi di un lavoratore domestico. Un problema serio soprattutto se il lavoratore che serve alla famiglia è una badante che deve prestare assistenza ad un soggetto non autosufficiente. Un anziano con pensione liquidata al minimo e nella stragrande maggioranza non solo inferiore a 780 euro che è la soglia di povertà Istat, ma sotto 500 euro al mese, difficilmente può regolarizzare una badante dal punto di vista contrattuale.

Questo secondo molti è una delle cause che producono un innalzamento costante e continuo del lavoro nero nel settore. Oggi si contano oltre 2 milioni di lavoratori impegnati in una della fattispecie di attività che rientrano nel lavoro domestico. Si tratta dell’intero universo del lavoro domestico nel territorio italiano, perché nei 2 milioni rientrano anche quelli senza regolare contratto che sono circa il 60%. ed è così che si pensa ad agevolare le famiglie che hanno bisogno di questa tipologia di lavoratori.

Nel DDL Crescita che in queste ore è stato in lavorazione alle Commissioni Bilancio e Finanza della Camera è stato presentato un emendamento che prevede un aumento delle detrazioni già funzionanti e utilizzabili nelle dichiarazioni dei redditi dalle famiglie che hanno un lavoratore domestico.

Come funzionerebbe la detrazione leghista

L’emendamento è interno al governo, essendo stato presentato dalla Lega di Matteo Salvini. La Lega quindi, vorrebbe aumentare le detrazioni per le spese sostenute dalle famiglie per le badanti, raddoppiando quelle attualmente in funzione. L’emendamento è stato presentato proprio nelle Commissioni Finanze e Bilancio della Camera dei Deputati. La proposta prevede l’innalzamento della soglia di spesa massima utile a poter essere detratta dall’Irpef che arriverebbe al tetto massimo di 4mila euro. Fino ad oggi la detrazione prevista era pari al 19% della spesa sostenuta per il lavoratore domestico fino ad un massimo di 2.100 euro.

In pratica se oggi si poteva recuperare come sgravio fiscale 399 euro, a proposta accettata si recupererà 760 euro. Resterebbero in vigore i limiti normativi previsti attualmente per poter sfruttare la detrazione. Prima di tutto il tetto massimo di reddito superato il quale la detrazione non potrebbe essere sfruttata. Le famiglie con redditi più alti di 40mila euro erano e resteranno soggetti esclusi dalla possibilità di scaricare dal reddito queste spese. Un altro aspetto da considerare è che per detrarre le spese per la badante occorre che la famiglia abbia soggetti con gravi e conclamati problemi di carenza di autosufficienza nello svolgere le attività quotidiane della vita.

Una detrazione però non è uno sconto sul lavoro domestico come sembrerebbe, perché ci sarebbe da fare i conti con il problema della capienza di imposta. Molti dei pensionati che hanno assegni sotto la soglia della povertà non hanno imposte pagate nella Certificazione Unica. In questo caso si parla di incapienza. Un soggetto incapiente non può scaricare dal reddito nulla, o meglio, se porta in detrazione gli oneri detraibili previsti, tra i quali anche questo sul costo del lavoro domestico, non recupererebbe niente di quello che prevede l’onere. In pratica, una detrazione che non può essere sfruttati da molti di quei soggetti disagiati per i quali è stata pensata.