Autore: Elisa Cardelli Ceroni

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Congedo di maternità: cos’è e qual è la sua durata

Il congedo di maternità consiste in un periodo di tempo obbligatorio in cui la madre deve astenersi dall’attività lavorativa prima di partorire.

La legge italiana prevede dei diritti e delle tutele per le donne sia durante la loro gravidanza che nel periodo successivo alla nascita del bambino. Quando una lavoratrice scopre di essere incinta deve informare il datore di lavoro che, per prima cosa, dovrà verificare che lo stato interessante della donna sia compatibile con le mansioni previste dal contratto di lavoro.

Se non ci sono problemi di incompatibilità tra la gravidanza e le mansioni tipiche del lavoro, la lavoratrice potrà continuare a lavorare fino a quando raggiungerà il periodo di congedo di maternità obbligatorio. Questo è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro e riguarda tipicamente i due mesi precedenti al parto e i tre mesi successivi al medesimo evento.

Congedo di maternità: quanto tempo prima e dopo il parto?

Il periodo di congedo di maternità obbligatorio inizia due mesi prima della data prevista per il parto e si protrae fino a tre mesi dopo che è avvenuta la nascita del neonato.

Nell’eventualità in cui il parto avvenga giorni dopo rispetto alla data presunta, i giorni che ci sono tra il parto previsto e quello effettivo sono ovviamente compresi nel periodo di maternità. Se lo desidera e se le sue condizioni lo permettono, la donna incinta può andare a lavoro fino all’ultimo decidendo di astenersi dal lavoro per cinque mesi dopo il parto invece di astenersi dal lavoro due mesi prima e solo tre mesi dopo come di consueto.

In alcune circostanze invece la lavoratrice incinta deve astenersi da lavoro per più tempo prima del parto. Questo avviene nel caso di gravi complicanze della gravidanza oppure problemi di salute della donna che possono aggravare la gravidanza, nel caso in cui il lavoro abbia mansioni che non possono essere praticate mentre è incinta (solo se queste mansioni non possono essere modificate) e infine nel caso in cui le condizioni lavorative o ambientali possano provocare problemi alla gravidanza.

Il periodo di astensione dopo il parto dipende da quanti mesi la donna è stata a casa per la gravidanza prima di partorire. In totale i mesi concessi sono cinque, di conseguenza chi ad esempio ha fruito di un mese di astensione prima del parto, dopo il parto avrà diritto a quattro mesi. Anche in questo caso la mamma potrà chiedere un prolungamento del periodo di astensione fino a sette mesi dopo il parto nel caso in cui ci siano condizioni particolari che lo consentono.

Come chiedere l’indennità di maternità

La lavoratrice che vuole richiedere l’indennità di maternità deve presentare la domanda all’INPS in via telematica e al datore di lavoro. Deve inviare anche il certificato medico che possa accertare lo stato di gravidanza.

Nel caso in cui la donna incinta desideri procrastinare l’inizio della maternità obbligatoria, oltre alla sua volontà deve anche esserci l’attestazione da parte del medico SSN e del medico del lavoro. Entrambi devono certificare che non c’è rischio per la salute né della donna né del futuro nascituro.

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