Come si calcolano le pensioni? Ecco guida pratica ed esempi

Calcolo contributivo, retributivo, contributi esteri ed ogni altro fattore che influenza le pensioni.

Si fa un gran parlare di pensioni, di ricalcolo contributivo, di penalizzazioni per chi non riuscirà ad ottenere la liquidazione delle pensioni con i più favorevoli metodi retributivo o misto. Ma siamo sicuri che tutti siano a conoscenza delle modalità di calcolo delle pensioni? Capire il perché la pensione diventi più o meno vantaggiosa a seconda del sistema di calcolo utilizzato non è una cosa facile. Ecco come funziona, con tanto di esempi, in base ad un articolo di approfondimento del quotidiano «Il Sole 24 Ore».

Il meccanismo di calcolo delle pensioni

Probabilmente spinti dal momento caldo della previdenza, come dicevamo, ci ha pensato «Il Sole 24 Ore» a spiegare con chiarezza il meccanismo di calcolo previdenziale. Come si calcola la pensione? Come sappiamo, le strade sono due, cioè il sistema contributivo ed il sistema retributivo. È stata la riforma Dini dl 1995 a far virare sistema previdenziale italiano, verso il contributivo. La pensione è calcolata in base ai contributi previdenziali versati dal lavoratore. Un meccanismo basato su aliquote contributive, coefficienti di trasformazione e massimali.

La riforma Dini, spostando le regole di calcolo delle pensioni, dagli stipendi ai contributi, aveva come obbiettivo l’equilibrio del sistema che stava andando in fumo vista l’enorme spesa pubblica sulle pensioni. Un equilibrio che andava raggiunto sul lungo periodo e che ogni anno che passa, si avvicina al risultato sperato.

Nel 2022, il 90% e oltre dei futuri pensionati, avrà una pensione calcolata per il 70% con il sistema contributivo. Dal 2036, i lavoratori che inizieranno ad andare in pensione, avranno assegni totalmente contributivi e non per scelta, ma perché il sistema contributivo sarà l’unico vigente.

Come funziona il sistema contributivo

Con l’ingresso della riforma Dini, il calcolo retributivo era appannaggio di chi aveva almeno 18 anni di contributi versati, antecedenti il 1996. Per gli altri, si entrava nel sistema misto, con calcolo retributivo fino al 1996 e contributvo per i per i periodi successivi. Come stabilito in seguito dalla Fornero, il sistema contributivo si applica a tutti i lavoratori.

Dalla riforma del governo Monti, nessun lavoratore ha diritto ad un calcolo completamente retributivo della pensione. Per chi ha maturato 18anni di contributi prima del 1996, il diritto al calcolo retributivo è per i periodi di lavoro fino al 31 dicembre 2011. Per i successivi si applica il metodo contributivo, che è l’unico utilizzabile per chi ha il primo contributo versato a partire dal primo gennaio 1996, che vengono definiti così, contributivi puri.

Come funziona il calcolo contributivo della pensione?

Il lavoratore provvede, tramite il datore di lavoro che opera le trattenute in busta paga, ad accantonare il 33% del proprio stipendio. Di questo 33%, il 23,81% è a carico dell’azienda, mentre il 9,19% è a carico del lavoratore. Le aliquote sono diverse per altre categorie di lavoratori, come gli autonomi per esempio. I soldi accantonati, creano una specie di salvadanaio, con rivalutazioni ogni 5 anni, in base alla variazione dell’indice del Pil.

La somma di tutti ciò che si è versato, con le relative rivalutazioni, creano il montante contributivo. Ciò che si ottiene, viene passato con dei coefficienti il giorno in cui si va in pensione. Coefficienti che sono tanto più favorevoli, quanto più tardi si va in pensione. Un lavoratore con stipendio da 15.000 euro accantona quindi 4.950 euro. La cifra cresce con il crescere dello stipendio per gli anni di lavori svolti.

Per esempio, se come scatto di anzianità, quel lavoratore l’anno successivo avesse percepito 15.500 euro di stipendio, l’accantonamento darebbe di 5.115 euro. Per questi primi due anni di carriera quindi, il lavoratore in questione avrebbe 10.065 euro.