Autore: Guido Michelini

Partita IVA

Come aprire un a partita Iva e quanto costa

Partita Iva, costi, regole e tutte le cose da sapere

Come si fa ad aprire una partita Iva, quanto costa e a che serve sono domande comuni a molti contribuenti italiani. La Partita IVA è la cosa necessaria quando si decide di aprire una nuova attività. Ma la convenienza ad aprire una Partita Iva dipende da molti fattori. Vediamo quindi di affrontare l’argomento valutando tutti questi aspetti.

Aprire Partita IVA, come fare?

Per aprire una Partita IVA esiste una procedura che potremmo definire standard. Si tratta di una procedura di per sé piuttosto semplice. La procedura operativa da seguire per aprire una Partita IVA è abbastanza semplice.

Il problema come dicevamo è quello della convenienza ad aprire la Partita IVA e quindi alla convenienza ad aprire una attività in proprio. Aprire una Partita IVA è gratis, perché non esistono spese dirette da sostenere.

La partita IVA si compone di 11 numeri che sono unici e non duplicabili. Il numero di partita IVA è personale e serve per individuare il titolare. I primi 7 numeri infatti sono proprio quelli relativi all’identificazione del soggetto richiedente l’apertura. I 3 numeri successivi invece, indicano l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate. L’ultima cifra invece è quella di controllo.

Quando si vuole aprire la Partita Iva il primo passo da seguire è la comunicazione all’Agenzia delle Entrate della data di apertura della attività che si intende avviare ed a cui la Partita Iva sarà collegata.

La comunicazione di inizio attività, che è necessaria per farsi rilasciare dall’Agenzia delle Entrate il numero di Partita Iva, deve avvenire entro 30 giorni dal via della attività medesima. Il modello da utilizzare è predisposto dall’Agenzia delle Entrate e disponibile per il download proprio sul portale ufficiale delle entrate. Si tratta del modulo AA9/7 se si intende aprire una ditta individuale o una attività di lavoro autonomo. Se invece l’attività lavorativa è impostata come società, occorre utilizzare il modello AA7/7.

Partita Iva, come presentare il modello di richiesta

Il modello deve essere presentato sempre ad Agenzia delle Entrate o presentandosi alla sede dell’Agenzia, competente per territorio o spedendola alla stessa sede territoriale tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

In entrambe queste due modalità, occorre allegare il proprio documento di riconoscimento. In alternativa a quello che possiamo definire invio cartaceo del modello, c’è la modalità telematica. Infatti sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate esiste la procedura telematica che può essere utilizzata da chi intende aprire la Partita Iva.

Partita Iva, codici Ateco e regime fiscale

Quando si apre la Partita Iva, il richiedente deve indicare nel modello il codice Ateco dell’attività che va ad aprire.

Il codice Ateco per definizione (come si legge letteralmente sul sito codiceateco.it) è “una combinazione alfanumerica che identifica una Attività Economica. Le lettere individuano il macro-settore economico mentre i numeri rappresentano, con diversi gradi di dettaglio, le specifiche articolazioni e sottocategorie dei settori stessi. Dal 1° gennaio 2008 è in vigore la nuova classificazione Ateco 2007, approvata dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) in stretta collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio ed altri Enti, Ministeri ed associazioni imprenditoriali interessate. Con i codici Ateco 2007, viene pertanto adottata la stessa classificazione delle attività economiche per fini statistici, fiscali e contributivi, in un processo di semplificazione delle informazioni gestite dalle pubbliche amministrazioni ed istituzioni”.

Quando si apre una Partita IVA inoltre, occorre indicare il tipo di regime contabile e fiscale che si userà per la nuova attività. I regimi utilizzabili sono quello a contabilità ordinaria e quello forfettario.

La contabilità ordinaria è il regime contabile obbligatorio per le società di capitali e per le imprese che superano determinati limiti di fatturato annuo. Infatti, ogni soggetto che esercita una attività in proprio, deve necessariamente tenere le scritture contabili, che sono dei registri che variano in base proprio al tipo di contabilità utilizzata.

La contabilità ordinaria è il regime contabile obbligatorio per società di capitali, imprese che fatturano più di 400 mila euro nel caso in cui l’attività prevalente riguardi prestazioni di servizi e più di 700 mila euro per attività aventi ad oggetto cessioni di beni e altre attività.

Il regime contabile forfettario invece è un regime fiscale agevolato, destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Il regime forfetario è appannaggio dei contribuenti che nell’anno precedente hanno ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro e sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi.

Queste spese devono riguardare il lavoro accessorio, il lavoro dipendente e i compensi a collaboratori. Sono esonerati dalla tenuta delle scritture contabili i contribuenti minimi e forfettari che però restano obbligati a conservare e numerare fatture emesse e ricevute.

Partita Iva e Inps

Dopo aver ottenuto la Partita Iva, occorrerà aprire la posizione previdenziale. In questo caso è l’Inps l’Ente di riferimento. Altro adempimento molto importante è la segnalazione al Comune sede dell’attività, dell’avvio della attività stessa.

Inoltre, per le ditte individuali, dopo il rilascio del numero della partita Iva occorrerà iscriversi alla Camera di Commercio. Come dicevamo, l’apertura della partita Iva non ha costi da sostenere. Ciò che costa sono gli adempimenti conseguenziali all’apertura della Partita Iva e quindi dell’impresa.

Per l’iscrizione alla Camera di Commercio, per esempio, occorrerà pagare la quota annuale che può arrivare fino a 100 euro. L’apertura dell’attività sottintende l’uso di un commercialista.

E un commercialista costa (in genere non meno di 1.000 euro l’anno). Inoltre, occorrerà provvedere a versare anche i contributi previdenziali all’Inps. Le spese maggiori si sostengono nel regime di contabilità ordinario. Per quanto concerne il regime forfettario invece, le spese sono nettamente minori. Nel Regime forfettario per esempio, si è esenti da Iva e si utilizzano aliquote molto più vantaggiose.