Autore: B.A

Colf e badanti: ecco alcune storie che mostrano la tragedia del settore e cosa occorrerebbe

Forse qualcosa verrà fatto nel decreto di aprile, ma fino ad oggi i lavoratori domestici sono stati lasciati al loro destino, a volte piuttosto triste.

Una tragedia epocale quella del coronavirus, perché mai l’Italia si era trovata di fronte ad una emergenza di questo tipo. Una emergenza di questo tipo nemmeno nell’immediato dopoguerra, perché a quella sanitaria, si deve per forza di cose aggiungere quella sociale e quella economica. Il Covid-19 ha distrutto vite, scombussolato le abitudini di tutti gli italiani ed ha ridotto sul lastrico molti lavoratori. Tra i settori peggiori dal punto di vista lavorativo, per quello che è successo a causa del coronavirus, senza dubbio c’è quello domestico. Un settore che occorre aiutare dal punto di vista del sostegno economico, perché ogni giorni emergono dati allarmanti per quanto riguarda questa tipologia di attività e storie drammatiche. I sindacati di categoria e gli addetti ai lavori chiedono soluzioni e interventi, per una tipologia di attività che da mesi è lasciata sola a se stessa. Un articolo di Repubblica approfondisce il tema del lavoro domestico, evidenziandone le criticità e auspicando che il governo faccia presto ad emanare il tanto atteso nuovo decreto che prevederà misure a sostegno di questi lavoratori.

Ecco alcune tristi storie del lavoro di badanti e colf

Regolarizzazioni immediate per i lavoratori sommersi, cassa integrazione in deroga e sgravi fiscali, queste le cose che necessariamente servono ad un settore praticamente demolito sia dalle problematiche sanitarie dell’emergenza coronavirus, che da quelle economiche. Questo l’allarme che i rappresentanti dei lavoratori ed anche i patronati danno e che rappresenta un monito al governo ad intervenire. La situazione, come riporta Repubblica è grave, perché i patronati per esempio, non hanno nemmeno le risposte da dare ai lavoratori che immancabilmente si rivolgono a loro per chiedere cosa è possibile fare. Nessuna risposta perché fino ad oggi non c’è stato assolutamente nulla dal punto di vista delle misure e dei provvedimenti. E sul quotidiano, per far capire la drammaticità della situazione, vengono riportate alcune storie ed alcune testimonianze dal territorio italiano, recuperate dal patronato Acli.
C’è il caso di una badante rumena, che ha assistito fino all’ultimo giorno un anziano per cui lavorava. Adesso l’anziano è morto di coronavirus e la stessa badante adeso si trova in ospedale, perché ha contratto pure lei il terribile virus. C’è il caso di una donna che ha scelto di lavorare da casa, con lo smart working, in modo tale da poter lo stesso assistere il marito gravemente malato di Alzheimer e nel frattempo, paga ancora la badante che è stata allontanata dal posto di lavoro per paura dei contagi da coronavirus. Ci sono badanti che hanno deciso di lasciare la loro famiglia e la loro casa, e di trasferirsi a casa dell’anziano da assistere. Una soluzione questa per evitare il rischio di contagio negli spostamenti avanti e indietro da casa dell’anziano. E poi ci sono badanti a cui l’anziano ha chiesto gentilmente di non presentarsi al lavoro, sempre per paura del contagio, e di prendersi le ferie anticipatamente. Peggio è andata a badanti licenziate perché la famiglia dell’anziano ha trovato soluzioni diverse, magari occupandosi da soli del vecchietto, per evitare di tenere un estraneo (la badante) in casa, per limitare rischi da Covid-19. E poi c’è tutto l’innumerevole mondo del lavoro in nero, con badanti che escono di casa e si recano dall’anziano per cui lavorano, di nascosto, come se andassero a rubare, per evitare controlli delle forze dell’ordine, a cui dovrebbero dare una giustificazione per l’uscita dalla loro casa. E non si può certo dare per valida la giustificazione che vado a lavorare in nero da un anziano.

Molti i licenziamenti

In aprile, cioè in questa prima metà del secondo mese di quarantena pressoché totale, i licenziamenti di lavoratori del settore domestico sono stati il 30% in più del solito. Dati di Assindatcolf, nota associazione di settore.
Un po’ per paura del coronavirus ed un po’ perché le famiglie non possono più sostenere i rapporti di lavoro, nei soli primi 15 giorni del corrente mese, le interruzioni dei rapporti di lavoro domestico sono state molte. Il decreto del governo non arriva ancora ed è atteso con impazienza. I datori di lavoro, dopo aver messo in campo ferie e permessi a marzo, adesso ad aprile stanno cominciando a licenziare, perché ferie e permessi sono terminati, anche perché queste soluzioni sono state una misura tampone.